«Sarò a casa a fine mese: voglio tuffarmi in mare»

5 Giugno 2020

Sola a Milano, in un grande appartamento da cui le coinquiline sono fuggite all’inizio dell’emergenza. Così è stato il periodo di lockdown di Caterina Pomante, scenografa di Giulianova in Lombardia...

Sola a Milano, in un grande appartamento da cui le coinquiline sono fuggite all’inizio dell’emergenza. Così è stato il periodo di lockdown di Caterina Pomante, scenografa di Giulianova in Lombardia per studiare all’Accademia di Brera.
«Sto per concludere la magistrale in scenografia, ma ho cominciato a lavorare da subito nel campo del design, della pubblicità», racconta. Durante il confinamento forzato tanto studio, poi laboratori online con un teatro milanese e tante piccole sculture, una delle sue passioni. Così ha passato il tempo, Caterina. All’inizio con un po’ di paura. «Arrivavano notizie allucinanti, mi sono preoccupata. Un giorno sono uscita e ho trovato che era cambiato il mondo», racconta. «Corso Buenos Aires era completamente vuota, i supermercati saccheggiati. Fino al 28 marzo, non ho trovato mascherina né guanti, mi arrangiavo con un foulard. Uscivo una volta alla settimana alle 7.30 del mattino per fare la spesa. Mi sono fatta inviare un pacco dall’Abruzzo, ma prima che arrivasse ho mangiato molta soia gialla», scherza Caterina. «Poi mi sono abituata. Il terrore lo sentivo negli altri. In condominio ci si aiutava. All’inizio è stata dura, c’era diffidenza, ma con il tempo abbiamo ritrovato un po’ di umanità, al posto della paura».
In Abruzzo tornerà forse il 28 giugno e farà la quarantena, volontariamente, fino al 4 luglio. «Mi tufferò subito in mare. E poi dalla nonna a mangiare il timballo». L’Abruzzo, ammette, l’aiuterà a «sfogare un po’ dell’ansia di quei momenti e superare il silenzio che mi è rimasto dentro». Però ha imparato tante cose: a gestire la solitudine, le piccole paure. «Non ho avuto troppa ansia, in realtà: mi bastavano le regole da seguire. È la mascherina quel che pesa di più, mi sento spaesata, la vista periferica annullata, i sensi ottenebrati, il tatto annullato», dice. «Porto i guanti di cotone, non uso plastica. Ma noto maleducazione, tutti quei guanti, quelle mascherine buttate in terra. Speravo in una epifania mondiale, ma vedo invece molta cattiveria».
Tra qualche giorno, Caterina si laureerà: a Milano, in salotto, qualche amico a fare il tifo. «Poi una festa con i miei. Penso di rimanere a Milano, per vedere se la mia vita lavorativa sarà qui. Il mio sogno è di fare la scenografa con la Compagnia Finzi-Pasca, in Svizzera. O comunque in teatro. Speriamo».
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