Scafa ricorda l’ingegnere che sviluppò le miniere

20 Agosto 2021

SCAFA. Via Arno: nessuno mai aveva dubitato che l’intitolazione di quella strada cittadina non si riferisse al corso d’acqua che scorre in Toscana, atteso che nel quartiere ci sono altre vie con il...

SCAFA. Via Arno: nessuno mai aveva dubitato che l’intitolazione di quella strada cittadina non si riferisse al corso d’acqua che scorre in Toscana, atteso che nel quartiere ci sono altre vie con il nomi di fiumi. Ma oggi si scopre che il nome è quello di battesimo di un certo ingegner Reichenbach: uno sconosciuto, alle nuove generazioni, che però è stato l’artefice principale dello sviluppo industriale della cittadina e del territorio della media Val Pescara.
«Dobbiamo fare un passo indietro. Invero, un passo lungo un secolo e mezzo», spiega il sindaco Maurizio Giancola. «Quella che potremmo definire o considerare la storia di Scafa nell’era moderna cominciò con l’industrializzazione, con la produzione dei derivati dell’asfalto, nella seconda metà del 1800. E l’artefice di quel processo di modernizzazione, destinato a cambiare il corso degli eventi nel bacino minerario della Valpescara fu proprio lui, quale direttore generale delle miniere e degli impianti di produzione, la vera mente dell’industrializzazione e dello sviluppo dell’intero territorio vallivo».
Le tracce del suo lavoro e della sua presenza a Scafa, sono segni ancora tangibili, a cominciare dallo stabilimento industriale. La storia è venuta a galla in questi giorni. Alcuni pronipoti (i Leibmann), Antje e suo marito, e suo fratello Arno, seppur con labili indizi del passato del nonno, sono arrivati a Scafa alla ricerca di tracce e ricordi che potessero ricostruire la vita e il lavoro dell’avo, più di un secolo e mezzo fa, ignorando quanto fosse stato importante il lavoro di Arno in questa parte d’Abruzzo. Della loro presenza a Scafa è venuta a sapere la geologa Violetta De Luca, che, tramite il Graim (Gruppo ricerca archeologia industriale), ha contattato Giancola che ha subito organizzato un incontro in municipio al quale è stato invitato il professor Gianfranco De Luca e la professoressa Gabriella Di Giandomenico, studiosi di storia locale ed autori, con la professoressa Nella Martino, del libro “Scafa 50 anni”. «All'incontro ha partecipato Camillo Tontodonati, la cui madre Lucia», spiega Mauro Ammirati che ha condotto una ricerca sul caso, «era la cuoca di casa Reichenbach e mantenne i rapporti con la famiglia tedesca anche dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tontodonati fornisce molte notizie passategli dalla madre, di cui i parenti tedeschi non avevano conoscenza e che stupiscono anche De Luca, Di Giandomenico e Martino che «non immaginavano cosa rappresentasse Reichenbach per la storia di Scafa e del territorio».
Nell'aula consiliare Arno osserva una foto appesa a una parete che mostra un signore vestito elegantemente, tra operai del locale opificio. «Era lui il mio bisnonno?» chiede. «Non lo sappiamo con certezza», gli rispondono. Il sindaco alla fine strappa una promessa ai Liebmann: «È stato un incontro informale, attesa la vostra improvvisata. Vi invito a tornare, perché la memoria della vostra famiglia è ancora viva, rappresentate un pezzo importante della nostra storia e sapremo onorarla».