Scambio caserma-ateneo, nel sito rifiuti nascosti sottoterra e veleni

Sull’operazione immobiliare che potrebbe portare a San Donato palazzi, negozi e sede dei vigili del fuoco incombe il risanamento ambientale. Ecco i verbali: «Le fonti di contaminazione devono essere rimosse»
PESCARA. Si chiamano “passività ambientali” nel gergo tecnico dei geologi. Nel sito di via Lago di Campotosto, 20mila metri quadrati di proprietà privata che potrebbero ospitare palazzi, negozi, un parco e la caserma dei vigili del fuoco, ce ne sono diverse: sono i rifiuti nascosti sottoterra e le sostanze tossiche che contaminano il terreno come solfati, manganese, boro, arsenico e nichel, mercurio e cloruro di vinile. Sull’operazione immobiliare che potrebbe portare allo scambio caserma dei vigili del fuoco-ateneo d’Annunzio, con la sede del comando provinciale ricostruita in via Lago di Campotosto proprio nello stesso sito di un complesso con edifici residenziali e commerciali, pende un obbligo: la bonifica del terreno. È almeno dal 2010 che il sito ex Abbondanzia, in passato “deposito di rottami a cielo aperto”, attende un risanamento ambientale, da quando finì al centro di un’indagine dei carabinieri forestali per inquinamento ambientale.
PRIORITà DI MASCI Lo scambio caserma-ateneo, con la riqualificazione di due zone della città, viale Pindaro e una parte di San Donato, è una delle priorità del sindaco Carlo Masci: il sindaco ne ha parlato il 13 agosto scorso con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e con il capo dipartimento dei vigili del fuoco, prefetto Renato Franceschelli e, entro settembre, potrebbe esserci la firma di un primo accordo. Ma il piano non sarà immediato: la prospettiva è almeno decennale con un percorso a ostacoli di tappe amministrative. E il posto per la caserma è oggetto anche di scontro politico: il Pd boccia il sito di San Donato e propone di trovare un accordo con Spoltore e Montesilvano per una sede condivisa.
LA BONIFICA Per i rifiuti sottoterrati, l’unico intervento possibile è la rimozione: «In sito è stata accertata la presenza di rifiuti interrati in corrispondenza dei saggi T03 e T07 localizzati limitatamente ad un orizzonte di modesto spessore compreso tra il terreno in posto ed uno strato superficiale di terreno di riporto», dice la relazione di revisione dell’analisi di rischio stilata dalla ditta proprietaria del sito, la Vega srl di Montesilvano, interessata a costruire palazzi e negozi, «tali materiali rappresentano una sorgente primaria di contaminazione e pertanto se ne rende necessaria la completa rimozione».
I VELENI Per le sostanze tossiche, invece, il procedimento appare più complicato e il tipo di bonifica dipenderà dalla futura destinazione del sito, parco o caserma: «Il progetto di bonifica», recita il verbale dell’ultima conferenza dei servizi, «dovrà essere necessariamente rivisto e ridefinito non solo per quanto concerne gli aspetti legati al rischio sanitario ma anche per quelli prettamente progettuali; più specificamente», continua il documento, «l’intervento di bonifica proposto dalla ditta e relativo all’area oggetto di cessione, in considerazione del futuro utilizzo a verde, prevede la posa di un geotessile e di un ricarico di terreno finalizzati ad impedire l’esposizione diretta ai contaminanti presenti ma, nell’ipotesi di un cambio di destinazione d’uso, tale intervento dovrà essere rivisto nella sua totalità in quanto palesemente incompatibile con la realizzazione di manufatti (come la caserma)».
«RISCHIO NON ACCETTABILE» La relazione sull’analisi di rischio già depositata in Comune entra nel dettaglio: «Relativamente allo scenario attuale, per il solo parametro mercurio, si evidenzia un rischio non accettabile in relazione al bersaglio residenziale». E poi, per il residenziale, «si individuano superamenti delle csr calcolate per la matrice suolo superficiale per i parametri piombo, mercurio, cloruro di vinile che determinano un rischio non accettabile in relazione ai percorsi di esposizione connessi ai contati diretti ed all’inalazione vapori in ambiente indoor».
LA NOTA DELL’ARTA Il documento spiega che gli inquinanti sono più presenti nella zona a cessione per il Comune e, per questo, l’amministrazione Masci vuole un sito già bonificato: il verbale della conferenza dei servizi riporta il parere di Gianluca Marinelli, responsabile dell’ufficio siti contaminati dell’Arta: «Il mercurio non compare tra i parametri elencati nel set analitico del piano di monitoraggio proposto dalla ditta. In pratica, spiega Marinelli, qualora i percorsi di esposizione indiretti, per i quali è stato accertato un rischio non accettabile, dovessero risultare attivi in relazione ai risultati del piano di monitoraggio proposto dalla ditta, condizione quindi che non può essere definita ad oggi, l’ente comunale, se divenisse proprietario, sarebbe obbligato ad intervenire con un progetto di bonifica ad hoc; per tale motivo non ritiene opportuno che il Comune acquisisca l’area prima che venga escluso il percorso di volatilizzazione e pertanto, al pari di quanto già suggerito dai rappresentanti di Asl e Comune, sarebbe preferibile la rimozione delle sorgenti secondarie».

