Scarichi abusivi e acque inquinate Assolto l’ex sindaco Alessandrini

19 Marzo 2021

La vicenda giudiziaria sui presunti mancati controlli si conclude dopo 3 anni: non ha commesso il fatto E lui commenta: rivendico una volta di più di aver svolto il mio ruolo solo nell’interesse della comunità

PESCARA. Finisce con un’assoluzione, con la formula “per non aver commesso il fatto”, il lungo processo aperto a carico dell’ex sindaco di Pescara, Marco Alessandrini: una vicenda legata a dei presunti mancati controlli sugli scarichi abusivi di Fosso Vallelunga, nella zona tra Pescara e Francavilla al mare.
Un processo che forse non doveva neppure iniziare soprattutto dopo l’interrogatorio che Alessandrini (assistito dal suo legale, Vincenzo Di Girolamo) aveva sollecitato e sostenuto all’indomani della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini che lo vedevano indagato per inquinamento delle acque che sfociavano nel mare, per spiegare quale era la realtà dei fatti e, soprattutto, per dimostrare la sua estraneità a qualsiasi tipo di reato collegato a quella vicenda. Ma quell’interrogatorio non sortì nessun effetto nei confronti del pm dell’epoca, Paolo Pompa (ormai non più a Pescara dallo scorso anno) che mandò ugualmente sotto processo l’allora sindaco Alessandrini.
«La felicità per la notizia», dichiara con una nota Marco Alessandrini subito dopo la decisione del giudice monocratico Marina Valente, «per la quale non avevo dubbi, lenisce quell’amarezza che mi ha accompagnato dall’inizio del processo». E l’ex primo cittadino (che dopo la fine del mandato è tornato a fare l’avvocato) prosegue con lo stile che lo ha sempre contraddistinto: «Amarezza frutto di un’ipotesi accusatoria che mi ha fatto pensare di non essere in tribunale, ma su facebook, in cui la logica prevalente è “di chi è la colpa? Ma del sindaco”. Ovviamente dico così perché è la mia cultura istituzionale, mi sono difeso nel processo e non dal processo. È stato il tributo giudiziario che ogni amministratore pubblico deve pagare durante il suo mandato. Dal canto mio rivendico una volta di più di aver svolto il ruolo di Sindaco sempre e solo nell’interesse della comunità, non ho mai pensato ai così detti fatti miei, non mi sono comprato la casa, né mia moglie è stata casualmente assunta da qualche parte».
Una dichiarazione piuttosto dura, ma anche comprensibile sotto certi aspetti. Chiamato in causa da un esposto anonimo, Alessandrini finì sotto inchiesta per questioni che non avevano nulla a che fare con la balneazione: nel mirino della procura non c’erano infatti i controlli sulla qualità del mare bensì quelli sull’inquinamento di Fosso Vallelunga dove fuoriusciva un canale le cui acque presentavano dei parametri non conformi ai limiti di legge registrati dall’Arta. E quindi Alessandrini, con il suo avvocato, si presentò in procura per chiarire una vicenda che era legata solamente ad un aspetto tecnico, in quanto la normativa sul ciclo idrico escluderebbe la competenza comunale: semmai sulla questione delle acque, avrebbe spiegato l'indagato al pm, interessati sarebbero Aca ed Ersi. Alessandrini spiegò di essere intervenuto tecnicamente in quel punto per risolvere quei momentanei problemi (legati peraltro a una fuoriuscita di liquami dai tombini posti lungo via Primo Vere), aggiungendo al magistrato che comunque la competenza non era comunale e riferendo che il Comune di Pescara non ha una rete fognante municipale, visto che si era spogliato delle reti dal 2005. Depositò una corposa memoria difensiva che non sortì però nessun effetto positivo. E quindi ci è voluto un processo, peraltro piuttosto lungo (tre anni) anche per le questioni dell’emergenza sanitaria, che si è concluso con una assoluzione (il pm onorario aveva chiesto 2 anni di condanna) sulla scorta delle precise delucidazioni che l’imputato aveva fornito a suo tempo alla procura.
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