«Scavare, montare tende, preparare pasti»

25 Agosto 2016

Il racconto della cronista volontaria della protezione civile: il lavoro tra il dolore e la disperazione

INVIATA AD ACCUMOLI. I volti tirati, coperti di polvere e lacrime. Gli sguardi increduli davanti ai tanti cumuli di macerie, a quelle case crollate dove la vita si è fermata per sempre. In piazza ad Accumoli, paese del Reatino che conta 650 anime che in estate diventano 2.500, si scava per tirar fuori dalle macerie un’intera famiglia. Nessun segno di vita da sotto quella montagna di sassi. E il sindaco Stefano Petrucci scuote la testa, sa di aver perso degli amici e che il conto, con il passare delle ore, è purtroppo destinato a salire. Arrivare ad Accumoli – dove era attesa la colonna mobile della Regione Abruzzo (composta da 60 mezzi e da un centinaio di volontari, tra cui anche quelli della mia associazione) poi dirottata a Grisciano – non è stato semplice dopo aver visto Amatrice rasa al suolo, l’agire frenetico di tante mani e i percorsi alternativi da dover fare. E non è stato facile dividermi tra il lavoro di cronista e l’essere uno dei tanti volontari di protezione civile. Una lunga giornata, cominciata una manciata di minuti dopo la scossa. L’apertura dell’area di accoglienza a Coppito (Murata Gigotti) che la nostra Pro loco gestisce, poi le telefonate con la sala operativa del Comune e della Regione e con i colleghi del giornale. La preparazione del gruppo di volontari pronti ad unirsi alla colonna mobile e poi via, in “divisa” ma con il tablet nello zaino, verso i luoghi di questa nuova immensa tragedia. Via in tre, con una jeep carica di bottiglie d’acqua, succhi di frutta e coperte da distribuire. L’arrivo ad Amatrice, l’incontro coi colleghi, i primi racconti, le barelle con i feriti e le salme portate via tra scene di disperazione. Poi ci spostiamo ad Accumoli, l’altro paese segnalato tra i più colpiti dal sisma. Anche qui le stesse drammatiche scene viste ad Amatrice. Tanta gente a scavare, la disperazione dei parenti e degli amici di chi è rimasto sepolto sotto le macerie. Sfollati raccolti in piazza, turisti in fuga da questo inferno. E poi le sirene delle ambulanze e dei mezzi di soccorso, il rumore degli elicotteri. E le scosse che non cessano, proprio come quel 6 aprile del 2009 all’Aquila. E ad ogni scossa altri crolli a rendere più pericoloso il lavoro dei soccorritori e a generare altro panico. Nel pomeriggio, mentre i nostri volontari, e i tanti arrivati da tutta Italia, sono lì a scavare, a montare tende e a cucinare un pasto caldo per gli sfollati, il mio rientro in redazione. C’è un pezzo da scrivere.

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