Schettino, è polemica sul libro con dedica

Sui social si scatenano le critiche contro l’ex comandante della Costa Concordia, ma all’isola del Giglio vince l’indifferenza
Il libro l’ho scritto io e mi ritengo libera di dedicarlo a chi mi pare». Anche alle vittime della Concordia. Perché è questo che fa Vittoriana Abate, giornalista di Porta a Porta che raccoglie la versione di Francesco Schettino, ex comandante rinnegato da Costa crociere e condannato dal tribunale di Grosseto, in primo grado a 16 anni per omicidio colposo plurimo.
In barba alle polemiche e alle indignazioni, la giornalista dedica il libro-inchiesta “Le verità sommerse” sul naufragio civile più drammatico dell’ultimo secolo «a coloro che quella notte sono stati colpiti negli affetti più cari». Guai a contraddire questa scelta. L’ex comandante Schettino è irreperibile. «No lui non rilascia dichiarazioni. E la mia - ripete Vittoriana Abate - è una sola: il libro è dedicato a chi nel naufragio ha sofferto una perdita affettiva. A loro ho ritenuto opportuno dedicare il mio contributo sotto forma di inchiesta giornalistica. Ho scritto questo testo, raccogliendo il racconto del comandante e ho tutto il diritto di scegliere a chi dedicare il libro a chi mi pare. Delle polemiche, insomma, chi se ne frega. Del fatto che sul web, la gente si scandalizzi la giornalista non si cura. Era una eventualità prevedibile e sarà il lancio per il libro», presentato nei giorni scorsi, a Meta di Sorrento, il paese di Schettino.
Sui social i commenti sono al vetriolo. Il boicottaggio è il passaparola del giorno. Schettino non si raggiunge. Il suo telefono è sempre staccato. Non può replicare agli attacchi. Che non arrivano, però, dal Giglio. L’isola ferita, ancora una volta, si mostra in tutta la sua dignità. È impegnata in affari più importanti delle polemiche in cui la potrebbe trascinare, di nuovo, il comandante che già una volta le ha lasciato 32 morti - 33 con lo spagnolo, vittima dei lavori di recupero del relitto - e migliaia di naufraghi in cerca di coperte e accoglienza.
«Il silenzio - è il commento lapidario del sindaco Sergio Ortelli - è il miglior atteggiamento per rispettare le vittime». Mentre parla, guarda fuori dalla finestra del suo ufficio. Gli operai della Micoperi, la ditta ravennate pagata dalla Costa, stanno sollevando un sacco di malta cementizia. È uno dei 1200 o forse erano 1300 sacchi piazzati ormai tre anni fa sul fondale del porto del Giglio per evitare che la Concordia si spezzasse durante le operazioni di rigalleggiamento. «Per piazzare migliaia di tonnellate di malta cementizia - dice Ortelli - c’è voluto del tempo. Per tirarle fuori dal mare ci vorrà tempo. Oggi ci sarà un incontro dell’Osservatorio di monitoraggio sulle operazioni di risanamento ambientale: faremo il punto sui lavori in parrocchia, da don Lorenzo». E l’immagine che Ortelli vuole mantenere davanti gli occhi è quella dello «scoglio Gabbianara perché voglio tornarci presto. Lì davanti c’è la cala del Lazzaretto dove la barchetta si incaglia da sola e ti indica quando è il momento di buttarti in mare». Per fare il bagno, non per provare a salvarti la vita, come a gennaio del 2012 hanno fatto migliaia di persone. Sono le stesse alle quali si dedica il libro del comandante “Torni a bordo cazzo”. Queste sono le parole che in tutto il mondo si associano al disastro. E non c’è nulla che le possa cancellare. Neppure la pietà umana o la comprensione religiosa che mostra don Lorenzo, il parroco del Giglio che la notte del disastro non ha esitato a vestire i naufraghi con i paramenti sacri. Lui e gli altri isolani hanno fatto molto di più. Hanno accolto i disperati, li hanno confortati. Eppure non sono stati ricordati nella dedica. «Invece il libro - commenta don Lorenzo - è dedicato alle vittime o ai loro familiari. Non so se sia una trovata di marketing o se, invece, Schettino abbia pensato di fare una buona azione. Io faccio salva la sua buona intenzione: penso a una specie di senso di colpa, un modo di compensare i suoi comportamenti passati. Tuttavia, se ci riflette un momento, penso che si renda conto che non è stata la scelta più azzeccata. Comunque, in questo caso non ha avuto un comportamento doloso, ma solo colposo. Che, però, ha sulla coscienza anche lui».
. (i.b.)
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