Sconosciuto al Fisco ma con i soldi

3 Novembre 2024

Le contestazioni del gip: anomala movimentazione di denaro con società inattive

PESCARA. L’inchiesta sulle attività del napoletano Pasquale Garofalo ha messo in evidenza due situazioni opposte: l’indagato era uno sconosciuto per l’Agenzia delle Entrate, quasi fosse un fantasma, senza attività e senza nessun reddito; dall’altra una ingente movimentazione di denaro attraverso una infinità di società a lui riconducibili, stando all’inchiesta, che vanno da quelle di distribuzione di film e altro con sede a Milano fino all’ultimo acquisto del ristorante Le Terrazze a Pescara, primo passo per entrare nel tessuto economico della città e allungare i tentacoli sulla stessa.
Il sistema messo a punto tecnicamente per far soldi e poi riciclarli, lo spiega lo stesso gip Francesco Marino nella sua misura cautelare quando parla di una «movimentazione di denaro del tutto anomala e del tutto inconferente alle specifiche attività attenzionate. Ci si riferisce», aggiunge il gip, «alle attività che vengono utilizzate da Garofalo al fine della creazione di crediti di fatto inesistenti ovvero di provenienza illecita. Attraverso spostamenti di denaro e operazioni societarie, utilizzando strumenti fiscali e finanziari legittimi, ingenti flussi di denaro vengono fatti transitare da talune società ad altre, tutte riconducibili allo stesso amministratore-titolare di fatto. A seguito di tali operazioni, il denaro viene sostituito da crediti e questi ultimi scambiati come moneta, fino a rendere impossibile o estremamente difficoltosa l’individuazione esatta della provenienza del denaro originario». Questo attraverso società che spesso, essendo «inattive o in concordato, non sempre sono tenute alla presentazione dei bilanci».
Altro elemento estremamente preoccupante riguarda i rapporti con la malavita organizzata campana e calabrese messa in evidenza dalle indagini: «Rapporti aventi ad oggetto varie transazioni monetarie». Garofalo viene seguito, fotografato e intercettato durante una trasferta a Napoli dove incontra una serie di personaggi di spicco della malavita napoletana. E poi ci sono Pino ’o Chiatt, Rino ’o cumbar, un altro personaggio contiguo al clan Contini di Napoli (un palmares di sicuro rispetto con a suo carico diverse inchieste per omicidio, rapina, sequestro di persona, ricettazione, detenzione illegale di armi e via discorrendo); e poi ancora il boss di tutta la zona di Mergellina. Ma ci sono anche i rapporti con i calabresi che non sono da meno. E qui ci sono diverse captazioni ambientali con un non meglio identificato Salvatore che ha però dietro personaggi importanti: «Allora Pasqua’», dice a Garofalo, «ce ne ho una... ho parlato già con gli amici nostri». E il riferimento è a un’azienda da usare per i loro movimenti. «Successivamente», scrive il gip, «viene menzionata la possibilità di realizzare accesso ad erogazioni di crediti da parte di enti regionali o statali». E si parla di dislocare sedi in varie regioni italiane, «la possibilità di utilizzare artifici per eludere il versamento di alcune tasse fra le quali, il bollo auto. Da quanto risulta dall’intercettazione risulta che i due sarebbero in cerca di nuove società con le quali poter “lavorare”. Società le cui coordinate dovrebbero essere fornite da un commercialista incaricato da Salvatore».
La scelta della misura cautelare per Garofalo da parte del gip è stata diretta conseguenza anche dei timori di un inquinamento delle prove, «concreto e attuale», afferma il giudice, «ancora più fondato in un caso, come quello di specie, caratterizzato da condotte di gestione occulta di numerosi organismi societari durate anno e che hanno coinvolto un cospicuo numero di prestanome e professionisti compiacenti». (m. cir.)