Scontro sui limiti per la movida: salta l’intesa con i commercianti

29 Aprile 2023

Riunione tra l’amministrazione comunale e le associazioni di categoria, restano distanti le posizioni Gli esercenti: «Il piano anti-rumori va ritirato». La replica di Masci: «Andiamo avanti, martedì il voto»

PESCARA. Si infiamma lo scontro tra Comune ed esercenti sul Piano di risanamento acustico, ossia le misure indicate dall’ente per ridurre i rumori della movida nella zona di piazza Muzii. Ieri mattina, dopo due ore e mezza di riunione, non è stato raggiunto alcun accordo tra l’amministrazione e le associazioni di categoria, anche queste divise tra di loro. Le posizioni continuano a rimanere distanti. I commercianti, cioè Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato, chiedono il ritiro del Piano che verrà portato martedì in consiglio per l’approvazione definitiva dall’assessore all’ambiente di Forza Italia Isabella Del Trecco. Ascom e Casartigiani, invece, sono più vicini alle posizioni dell’amministrazione. Il sindaco Carlo Masci, comunque, non intende cedere e ribadisce che «è un atto obbligatorio per legge e non ci possiamo sottrarre».
Intanto, anche la maggioranza continua a restare divisa. Fabrizio Rapposelli, consigliere di Forza Italia e Fratelli d’Italia sono favorevoli a modificare in maniera sostanziale il provvedimento, ma gli emendamenti che verranno presentati dal centrodestra, in tutto 7, correggeranno solo alcuni punti del Piano. Sullo stesso fronte degli esercenti ci sono i partiti di opposizione, Pd e M5S, anche loro intenzionati a far saltare il provvedimento con oltre 60 emendamenti. Insomma, la battaglia per la lotta ai rumori in centro si fa sempre più accesa.
GLI ESERCENTI «L’amministrazione comunale ha intenzione di andare avanti con il Piano di risanamento acustico. Poi, ci saranno 60 giorni di tempo dopo l’approvazione per presentare eventualmente delle osservazioni». Il direttore della Confesercenti Gianni Taucci ha sintetizzato così il risultato della riunione di ieri mattina in cui erano presenti i rappresentanti delle associazioni di categoria, il sindaco, gli assessori e i consiglieri di maggioranza e opposizione. «Noi abbiamo chiesto, invece», ha spiegato, «di interrompere questo iter o di cassare quei punti che tecnicamente non riducono l’impatto acustico nei confronti dei residenti. Quelle misure comportano solo una riduzione di fatturato per gli esercenti, ma non risolvono i problemi dei rumori». «Si dovrebbero eliminare», ha detto Taucci, «tutte quelle azioni che mirano a ridurre la clientela, i semafori che indicano il superamento dei limiti dei decibel, il personale che deve assistere i clienti. Se il Comune cassa questi punti si può trovare un’intesa. Bisognerebbe fermarsi un attimo per approfondire bene la situazione. Abbiamo comunque fatto presente al sindaco che siamo disponibili a metterci intorno ad un tavolo per fare delle proposte e per trovare un accordo tra Comune, esercenti e residenti. Se fossimo stati ascoltati dall’inizio, oggi avremmo avuto l’occasione di votare un Piano condiviso».
Dello stesso tenore le dichiarazioni rilasciate dal direttore della Confartigianato Fabrizio Vianale. «Abbiamo chiesto di ritirare il Piano», ha affermato, «perché con quelle misure previste anche se ci fosse la desertificazione della zona non si raggiungerebbe l’obiettivo di ridurre il rumore. Abbiamo dimostrato al Comune che non c’è l’obbligo di agire in quel modo. Piuttosto bisognerebbe riunirsi attorno ad un tavolo e arrivare a stilare un patto di convivenza, con misure che incidano veramente sul rumore: pannelli fonoassorbenti, doppi vetri. Altrimenti, si dovrebbero cassare tutti gli articoli del Piano che incidono sul rumore. Il Comune, al momento, non ha dato una risposta».
no del SINDACO «Noi siamo aperti a tutto», ha fatto presente Masci, «ma si deve fare in modo che questa presenza di gente in quella zona non crei dei danni a chi ci abita. Noi non possiamo esimerci dal prendere decisioni, perché altrimenti significherebbe acuire il problema, non risolverlo e se non decide il consiglio, qualcuno dovrà decidere su questioni che riguardano la salute pubblica. Visto che il Piano è stato già adottato, ora deve essere approvato, perché è obbligatorio. C’è un inquinamento acustico e per legge devono essere presi dei provvedimenti».