Scoperta maxi evasione fiscale: sequestrati 3 milioni in Lituania

29 Aprile 2022

La Guardia di finanza di Pescara scova nel Baltico la “lavanderia” del denaro attraverso criptovalute Alla base della truffa, fatture di operazioni inesistenti per la compravendita di auto di grossa cilindrata 

PESCARA. Con l’operazione “Block- Chain” la Guardia di finanza di Pescara varca i confini nazionali e scova in Lituania un conto corrente, una sorta di “lavanderia” per rendite illegali, come lo definiscono le fiamme gialle, e congela oltre 3 milioni di euro anche in criptovalute. È una coda della complessa indagine condotta dalla finanza pescarese che nel luglio dello scorso anno alzò il velo su una vasta organizzazione specializzata in frodi internazionali, attraverso la compravendita di auto di grossa cilindrata, soprattutto con il mercato tedesco. Ed ecco che ora in Lituania viene scovata questa “lavanderia”. «È qui, nei circuiti multivaluta della più meridionale delle Repubbliche Baltiche», si legge nella nota della guardia di finanza, «che finiscono milioni di euro, profitti illeciti di un’imponente catena di evasione fiscale che ha funzionato ininterrottamente, dal 2015 al 2020, perpetrando una truffa transnazionale sul mercato europeo, con un valore commerciale di fatture per operazioni inesistenti per la compravendita di auto di grossa cilindrata, stimato attorno ai 53 milioni e mezzo di euro». L’operazione originaria portò a due arresti ai domiciliari (una coppia di Montesilvano) e altri all’obbligo di dimora, ma anche a un ingente sequestro di beni per oltre 6 milioni di euro. Di questi 6 milioni, la metà sarebbe finita in quel conto corrente lituano adibito al trading di Bitcoin, la nuova frontiera che per le sue caratteristiche si presta a operazioni illegali proprio perché non è quasi mai possibile risalire al titolare del conto.
Tutti i sequestri disposti dal pm Andrea Papalia, titolare dell’inchiesta, sono stati comunque confermati dal tribunale del Riesame, che ha rigettato tutti i ricorsi presentati: parliamo di ville, auto di lusso, orologi preziosi, dipinti, carte di credito e via discorrendo.
«È ormai noto», aggiunge la nota del comando provinciale di Pescara guidato dal colonnello Antonio Caputo, «che gli abissi virtuali delle criptovalute offrano una sponda alternativa di wash trading spesso praticato assieme agli strumenti più tradizionali del riciclaggio internazionale di profitti illeciti. Infatti, il denaro virtuale porta in sé caratteristiche tipiche sia del contante che della moneta digitale: garantisce anonimato, trasferibilità a basso rischio e convertibilità come il primo, e immediatezza e ribasso dei costi di transazione come la seconda».
Questo anche perché la criptovaluta è la punta di diamante della così detta fiscalità decentralizzata, in cui le transazioni si fanno tra utenti interconnessi. Ma qualcosa in questo campo si sta muovendo per arginare queste operazioni illecite: dal 18 maggio prossimo, presso l'Organismo degli Agenti e Mediatori, sarà disponibile il registro degli operatori in criptovalute. Un concreto passo avanti nella regolamentazione del fenomeno finanziario virtuale del momento, e nell'estensione anche ai cryptoasset della normativa antiriciclaggio.
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