Scoperte lesioni alle dighe «Occorre intervenire subito»

28 Maggio 2018

Due casi finiscono sotto osservazione della Regione: Penne e la nuova struttura di Chiauci D’Alfonso convoca per il 4 giugno un vertice con prefetti, consorzi di Bonifica e l’Enel

PESCARA. C'è forte preoccupazione per lo stato degli invasi in Abruzzo. Un tecnico della Regione rivela al Centro che nella diga di Penne sarebbe presente da molto tempo una lesione. Anche i collaudi in corso alla diga di Chiauci in costruzione avrebbero rivelato che qualcosa non va. Il tecnico regionale anche in questo caso parla di una perdita alla base. Per questi motivi, il governatore Luciano D'Alfonso ha deciso di convocare a Pescara, per il 4 giugno, nella sede della Regione, i prefetti abruzzesi, i direttori e dirigenti di dipartimenti regionali specifici al problema e soprattutto gli enti gestori delle dighe e degli invasi della nostra regione, i Consorzi di Bonifica, i presidenti delle Province e un drappello di sindaci. Una mail è stata inviata il 24 maggio scorso ai portatori di interesse tra cui spiccano Erasmo D'Angelis, responsabile della Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei ministri, e l'amministratore delegato di Enel spa, Francesco Storace.
"Convocazione di un secondo tavolo di lavoro e confronto per l'accertamento delle necessarie condizioni di staticità e sicurezza idraulica e sismica delle dighe presenti nella regione Abruzzo", è l'oggetto dell'invito che fa riferimento alla prima riunione del 29 settembre 2017 in cui è emersa la consistenza numerica delle dighe censite in Abruzzo. Una mappa complessa e in alcuni casi fuori controllo, composta da 14 dighe nazionali, ossia: Alanno, Penne, Piaganini, Poggio Cancelli, Provvidenza, Rio Fucino, San Domenico al Sagittario, Sella Pedicate, Barrea, Bomba, Casoli, Montagna Spaccata 1, 2 e 3; 43 dighe regionali, di cui una in provincia di Teramo, 20 in provincia dell'Aquila, 12 in provincia di Pescara e 10 in provincia di Chieti; e ben 2.364 invasi ex provinciali, di cui 476 nel Pescarese, 1.111 nel Teramano, 516 in provincia dell'Aquila e 261 nel Chietino.
Nel primo incontro si è accertato che non esiste per ognuna delle 14 dighe a carattere nazionale il Documento di Protezione Civile, anzi alcune prefetture avrebbero registrato una sorta di resistenza da parte di soggetti gestori degli invasi idrici a trasmettere la documentazione tecnica richiesta per la redazione del piano. La stessa resistenza sarebbe stata incontrata dal Servizio Genio Civile Regionale di Pescara che ha ripetutamente chiesto ai soggetti gestori degli invasi idrici a carattere regionale la trasmissione della documentazione comprovante il grado di sicurezza idraulica e sismica. Infine, dei 2.364 invasi ex provinciali si conosce solo il dato numerico e non l'esatta ubicazione di ognuno di essi. «Molta parte dei 2.364 invasi ex provinciali costituisce pericolo per la pubblica incolumità di persone e cose, poiché realizzati in tempi passati con tecnologie artigianali che non assicurano la sicurezza dovuta», scrive D'Alfonso nella mail. «Ad opera dei Consorzi di Bonifica Regionali sono in corso di esecuzione interventi di messa in sicurezza delle infrastrutture costituenti i bacini idrici (come per Penne e Chiauci), ovvero sono state da questi richieste le necessarie risorse economiche», sottolinea il governatore, «tuttavia altri finanziamenti risultano occorrere al fine di soddisfare un idoneo piano di riqualificazione ed ammodernamento delle strutture medesime».
Problemi questi già emersi durante la prima riunione dopo la quale D'Alfonso ha preso contatti con Erasmo D'Angelis chiedendogli di tenere in debita considerazione le necessità della regione Abruzzo. L’obiettivo è quello di trovare subito le risorse economiche necessarie. Il 4 giugno, alle 16, sapremo dire se l'Abruzzo ne avrà la possibilità.