Scoppia la polemica sui pochi dispositivi per gli operatori Adi

15 Aprile 2020

PESCARA. Il campanello d’allarme arriva dal Movimento 5 Stelle. In Abruzzo c’è carenza di dispositivi individuali di protezione non solo per il personale che lavora all’interno degli ospedali, ma...

PESCARA. Il campanello d’allarme arriva dal Movimento 5 Stelle. In Abruzzo c’è carenza di dispositivi individuali di protezione non solo per il personale che lavora all’interno degli ospedali, ma anche per quelli che affrontano patologie in casa e al personale sanitario che lo assiste.
A denunciarlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, Sara Marcozzi, la quale fa notare che «molte associazioni che svolgono servizio di assistenza domiciliare integrata sono state lasciate all'abbandono dalle istituzioni regionali, dalla giunta e dalle Asl competenti, rimanendo costantemente privi delle protezioni necessarie per agire in sicurezza sui pazienti», continua il capogruppo M5S. «Parliamo di associazioni che svolgono un lavoro fondamentale per consentire a tanti abruzzesi affetti da malattie croniche o degenerative di poter essere aiutati a casa, dando un supporto essenziale anche alle famiglie che necessitano assistenza per fornire le migliori cure ai propri cari. L'espandersi del coronavirus non può certamente essere una scusa valida per interrompere servizi che, in determinate circostanze, fanno la differenza tra la vita e la morte. È qui che dovrebbero intervenire le istituzioni regionali, fornendo agli operatori i necessari dispositivi di sicurezza, quali mascherine, guanti e camici monouso. Purtroppo, questo non sempre accade, e in molti casi anche le richieste di aiuto inviate rimangono lettera morta».
Il consigliere pentastellato chiede con forza alla giunta regionale un pronto per munire di Dpi il personale che assiste gli ammalati a domicilio. «Sento troppo spesso la propaganda della giunta e del presidente Marsilio parlare già di una fantomatica Fase 2 nella quale consegnare mascherine a tutti i cittadini», afferma. «Li invito a pensare meno in grande, a limitare le frasi che si prestano bene a titoli di giornale e slogan, per rimanere con i piedi ben saldi sulla realtà. Il primo passo deve essere quello di fornire a tutte le associazioni che svolgono assistenza a domicilio, ai pazienti stessi e ai loro familiari, i Dpi necessari e idonei per continuare a intervenire in totale sicurezza».
Al suo duro j'accuse, è arrivata la replica della maggioranza. «Siamo solidali con Sara Marcozzi», scrive in una nota il consigliere regionale di Forza Italia Daniele D’Amario. «In questo difficile momento servono più mascherine, vorremmo poterle dare ad ogni cittadino, poter soddisfare una domanda che è molto più alta dell'offerta. Ha ragione Sara Marcozzi quando dice che ci sono ancora molte situazioni difficili. Non ha ragione quando accusa la giunta di inadempienze», puntualizza il forzista D’Amario.
«Avrebbe dovuto, invece, sottolineare il forte impegno messo in atto dal presidente Marsilio per rintracciare quanto di disponibile c'era in giro, riuscendo anche a commissionarle all'estero senza spendere più del dovuto e senza prendere fregature su false forniture», continua D’Amario invitando la Marcozzi «a rifletterci tanto da attendere un suo commento in proposito. Le colpe del presidente Marsilio, e della Protezione civile regionale, sono quelle di aver invano atteso le forniture che il governo, a targa giallorossa, attraverso la Protezione civile doveva garantire sin dall'inizio all’Abruzzo come alle altre regioni italiane. L'attesa è durata diverse settimane e non abbiamo quelle forniture necessarie per rispondere all'intera utenza. I ritardi nella nomina del commissario, la difficoltà evidente che c'è a livello nazionale per avere forniture, l'inesistenza sino a poco tempo fa di aziende italiane in grado di produrre mascherine, avrebbero dovuto consigliare», dice sempre riferendosi all’esponente pentastellato, «di evitare di introdursi in un ginepraio solo per avere visibilità. La propaganda è solo sua che dovrebbe bussare alla porta dei suoi Ministri e chiedere spiegazioni. Ma non è questo il momento di fare chiasso in uno scontro politico che non porterebbe alcun beneficio agli abruzzesi».