Scoppia subito la polemica sui 10 milioni da distribuire

Alla vigilia del voto in Consiglio, Sospiri difende la manovra con la lista dei fondi Il capo dell’opposizione Paolucci accusa: ignorato il nostro piano per le famiglie
L’AQUILA. «Parlare di “torta da 10 milioni di euro” e “fondi distribuiti a pioggia” è sicuramente mediaticamente suggestivo, ma poco corrispondente al vero. La realtà racconta, piuttosto, della preparazione di una manovra di bilancio, che arriverà all’esame della prossima seduta del Consiglio regionale utile a coprire le emergenze oggettive condivise dall’intera maggioranza di governo, non fondi a pioggia, ma investimenti mirati». Il presidente, Lorenzo Sospiri, difende così la sua scelta che domani sarà votata in aula, nel primo consiglio del dopo voto. Ma la miccia è innescata. E a Sospiri rispondono dall’altra parte della barricata.
«Non è una lista della spesa, non è una ripartizione del manuale Cencelli, non è un contentino per questo o quel partito», afferma Sospiri, «ma è una condivisione di programmi e obiettivi, di progetti da attuare, di opere da realizzare, di interventi utili, solidi e duraturi. Non investiremo in una sola iniziativa superflua, superficiale o, appunto, inutile. Scontati e anche legittimi, se vogliamo, gli emendamenti delle forze d’opposizione, che tuttavia sono certo riusciranno a condividere, anch’essi, alcuni degli obiettivi che porteremo in Consiglio, perché dettati da necessità reali e dal semplice buon senso politico-amministrativo».
Ma il punto è un altro e tira in ballo il carovita, la madre di tutte le priorità. Che però non è stata invitata domani in Consiglio. «Nel peggiore momento della storia per famiglie ed imprese abruzzesi che si fa in Regione? Qual’è la priorità? La sagra della spartizione», afferma il coordinatore regionale di Italia Viva, Camillo D’Alessandro, in una nota durissima con cui richiama all’ordine anche l’opposizione, Pd e M5S.
«Che la maggioranza si tenga insieme dal collante del potere è chiaro. Ma l’opposizione che fa? Non si è alternativa se fai passare 10 milioni di euro di euro di fondi a pioggia come nulla fosse, caso mai partecipando alla spartizione, tra l’altro l’ennesima, dopo aver votato la modifica grottesca dello stemma della Regione, come se fosse una priorità, oppure, senza colpo ferire, permettere il perdurare dei commissariamenti ai consorzi di bonifica. Solo per fare alcuni esempi. Perché si consente al centrodestra di fare e disfare?», incalza D’Alessandro, «ma quando mai è successa una cosa del genere? Ho grande stima dei consiglieri di opposizione e so bene quanto sia difficile farla, ma così non si fa. I consigli regionali, se servono, vanno bloccati per giorni, a partire da domani, in modo che da fuori ci si chieda il perché. Vanno richiesti consigli straordinari in continuazione sulle emergenze abruzzesi, sulla condizione di vita vera di famiglie ed imprese. Va pretesa la programmazione che è il contrario della spartizione. Ora serve organizzare una opposizione fuori dal “palazzo” anche clamorosa, perché clamorosi sono gli errori in regione, clamorosa dev’essere la denuncia, clamorose devono essere le idee, le proposte, la visione di un altro Abruzzo».
Ma non si fa attendere la reazione del centrosinistra.
«La maggioranza di centrodestra dice no ai sostegni per famiglie e imprese invocati dalle parti sociali e dalle associazioni di categoria e contenuti, almeno in parte, nella risoluzione che il centrosinistra aveva presentato all’esecutivo con una serie di proposte che avevano tutte le coperture finanziarie per poter essere realizzate subito. E mentre le altre Regioni stanno mettendo in campo misure urgenti che si affiancheranno a quelle governative, l’Abruzzo domani perde un’occasione importante in un momento drammatico per tutti», ribatte Silvio Paolucci, capo dell’opposizione, contro la manovra che sta per concretizzarsi.
«La nostra proposta conteneva diverse possibilità, dall’istituzione di un fondo per famiglie e imprese, a interventi urgenti nei confronti degli abruzzesi in difficoltà, soprattutto quelli residenti nei comuni montani, nonché incentivi per consentire alle imprese a riconvertirsi a fonti energetiche alternative e rinnovabili. Erano sostegni utili e doverosi, erogabili utilizzando i 41 milioni di euro derivanti dalla scadenza delle cartolarizzazioni per i disavanzi sulla sanità, e i 19 di minore spesa legati al piano di rientro. Ma», ma conclude, «il centrodestra l’ha gettata nella spazzatura». E il Movimento 5 Stelle? Per ora non è pervenuto.

