Scuola, da settembre i concorsi per sistemare 35mila precari

13 Luglio 2023

PESCARA. Al via i concorsi “leggeri” per la scuola secondaria nell’ambito del reclutamento targato Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono in fase di definizione i primi bandi per le nuove...

PESCARA. Al via i concorsi “leggeri” per la scuola secondaria nell’ambito del reclutamento targato Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono in fase di definizione i primi bandi per le nuove assunzioni dei docenti per medie e superiori con regole semplificate per la selezione.
Saranno previste due distinte procedure concorsuali, per posti comuni e di sostegno, da svolgersi entro il 31 dicembre 2024 per la cosiddetta “fase transitoria” mentre da gennaio 2025 si parla di concorsi “a regime”. L’obiettivo sono 70mila assunzioni al 2026 con i primi bandi che dovrebbero interessare circa 35mila posti. Ma vediamo come cambia la selezione che dovrebbe essere bandita a settembre.
Alle prove previste nella fase transitoria possono partecipare più categorie di aspiranti professori. Per i posti comuni: gli abilitati per la classe di concorso per cui si partecipa; i diplomati alla classe di concorso per cui si partecipa per gli Insegnanti Tecno Pratici (Itp); chi ha 3 anni di servizio negli ultimi cinque, svolti nella scuola statale, di cui uno specifico per la classe di concorso per cui si partecipa. Si apre quindi ai precari.
Spazio anche a chi si laurea nella classe di concorso per cui si partecipa congiuntamente ai 24 Cfu (crediti formativi universitari) conseguiti entro il 31 ottobre 2022. Mentre per i Posti di sostegno occorre il titolo di specializzazione.
Per la fase “a regime” al 2025 si aggiungono i candidati iscritti ai nuovi percorsi abilitanti e che hanno già acquisito almeno 30 Cfu/Cfa (partecipano con riserva i candidati iscritti al percorso universitario e accademico che non hanno ancora acquisito tutti i crediti).
È previsto un aiuto in più ai precari, una riserva di posti pari al 30% per chi ha svolto almeno 3 anni di servizio nella scuola statale (anche non consecutivi) negli ultimi 10 (di cui almeno uno svolto sulla classe di concorso richiesta.
Per entrambe le procedure della fase transitoria da svolgersi entro il 2024, è prevista una prova scritta computer-based, un quiz di 50 domande a risposta multipla che vertono su argomenti pedagogici e didattica (così si legge in un documento della Federazione Uil Scuola Rua). Le conoscenze verticali rispetto alla materia di insegnamento saranno invece accertate in fase di colloquio, un test orale dalla durata massima di 45 minuti con lezione simulata e accertamento della capacità di comprensione e conversazione in lingua inglese almeno al livello B2, ad eccezione degli aspiranti professori di lingua che affronteranno la prova nella lingua straniera oggetto di insegnamento.
Per la fase ordinaria, invece, a partire dai concorsi banditi da gennaio 2025, è possibile una prova preselettiva. In questo caso la prova scritta non sarà più con quesiti a risposta multipla ma a risposta aperta.
La semplificazione dei concorsi è pensata per velocizzare le procedure di selezione. In primavera infatti il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, prometteva: «Bandiremo prima dell’estate una procedura concorsuale per l’assunzione di circa 35mila docenti, che abbiano maturato 36 mesi di servizio o che siano in possesso dei 24 crediti formativi universitari. Siamo consapevoli degli obiettivi che ci impone il Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede l’assunzione di 70mila docenti entro dicembre 2024». (u.c.)
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