Scuola e divieti, appello dei presidi: «I ragazzi devono tornare in classe»

14 Dicembre 2020

Dirigenti scolastici esasperati: «Basta confusione, così è impossibile programmare la didattica» Da ottobre sono stati in isolamento 1.207 studenti. Gli ultimi, a Borgomarino, rientrano venerdì

PESCARA. «Gli studenti vogliono stare in classe, dalla pandemia hanno imparato l'importanza del rispetto delle regole».
«La scuola deve restare aperta, con gli alunni in presenza, perché è sicura».
«Le normative del governo siano più semplici e durature altrimenti, con i cambiamenti repentini legati all'emergenza in continua evoluzione, è impossibile programmare la didattica». Ecco come i presidi dei comprensivi comunali, dall’infanzia alle medie (per complessivi 11mila studenti) immaginano la scuola che verrà, quella che guarda al 2021, al ritorno in aula subito dopo l’Epifania, con tutti gli strascichi dell'emergenza sanitaria che l’anno vecchio cancellerà solo in parte.
Intanto fanno i conti con il presente, tra disagi e quarantene causate da nuovi contagi, come si registra alla primaria di Borgo Marino (comprensivo 8 diretto da Valeriana Lanaro) dove una bambina è risultata positiva al Covid. Sessanta alunni e 9 insegnanti resteranno in isolamento fino a venerdì 18, per poi fare ritorno a scuola lunedì 21, subito dopo il week-end. Il refettorio, dove è stato scoperto il contagio, e le aule, sono già state sanificate per consentire al resto della scolaresca dell'istituto di continuare regolarmente lezioni e pasti.
Salgono così a 1.207 gli studenti in isolamento causa Covid dai primi di ottobre a oggi. L’assessore comunale alla Pubblica istruzione, Gianni Santilli, che raccomanda il rispetto delle distanze di sicurezza, ha annunciato di aver completato la distribuzione dei 170 tablet (15-20 per ogni comprensivo) che saranno messi a disposizione delle famiglie più bisognose. Intanto, ulteriori disagi si sono avuti nello scorso fine settimana, disagi legati al passaggio dall'arancione al rosso e di nuovo all’arancione in soli due giorni. A causa di ciò, sabato sono rimasti a casa circa 440 studenti delle seconde e terze medie dei comprensivi 2 e 7, interessati dalla settimana lunga. Erano rientrati a scuola da appena tre giorni, conclusa la prima zona rossa. Frenetiche e rapide, venerdì sera, appena è stata appresa la notizia del secondo passaggio lampo alla zona rossa, le comunicazioni (su siti, social e gruppi whatsapp) tra scuola e famiglie. Una confusione che accresce il malumore tra le famiglie, i presidi e il personale scolastico costretti a stravolgere e riorganizzare le proprie vite da un giorno all'altro, da un'ora all'altra. «Questa confusione si ripercuote sulle famiglie che non hanno più certezze», è l'opinione espressa da Teresa Ascione, dirigente del comprensivo 1, 700 studenti spalmati su sette plessi, «dobbiamo sempre, con tempestività, adeguarci alle nuove normative, e alle scuole è richiesto questo sforzo ulteriore. Con la didattica a distanza gli studenti fanno 3 ore di lezione anziché 6, non si possono fare compiti in classe e interrogazioni collettive. Le nostre scuole sono sicure, i bimbi non usano i trasporti ma vengono a piedi o accompagnati da mamma e papà. Chiediamo ai governi normative più facili e durature, altrimenti non riusciamo a programmare la didattica. Questa emergenza ha insegnato ai ragazzi l'importanza del rispetto delle regole».
«Gli studenti vogliono stare a scuola», è il commento di Rossella Di Donato, preside del comprensivo 7, 1.050 alunni di cui 387 alla media, «l’insegnamento passa anche attraverso la relazione sociale. Sabato scorso gli studenti a casa si sono collegati per l’orientamento con il Galilei e il Marconi, poi hanno fatto lezione, ma la Dad non può sostituire la scuola, che va vissuta dal di dentro. I ragazzi hanno superato bene questa prova per la grande resilienza e la capacità di adattamento, e hanno compreso perfettamente le regole della sicurezza. Ringrazio il mio staff e le famiglie che collaborano in maniera esemplare». Sottolinea l'importanza della scuola in presenza anche Mariagrazia Santilli, comprensivo 2: «I ragazzi preferiscono stare a scuola perché hanno bisogno di socializzare e stare insieme».
Nel frattempo, fino al 7 gennaio, salvo colpi di scena dell'ultima ora, «la didattica proseguirà regolarmente in presenza per la secondaria di primo grado», ricorda la dirigente del comprensivo 9, Elisa Giansante.
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