Scuolabus, nasce l’asse Fratelli d’Italia-Cgil sulla gara milionaria

Appalto unico da 59 milioni di euro, Verrecchia ribatte al Pd «Abbiamo avuto il via libera dai tre sindacati confederali»
L’AQUILA. «Con il governo Marsilio», tuona Massimo Verrecchia, capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia, «le gare d’appalto si fanno perché è un obbligo di legge mentre prima regnava il caos. Partiamo da qui per evidenziare, ancora una volta, il tentativo del Partito democratico di strumentalizzare, con attacchi politici privi di fondamento, una materia che invece esige una adeguata conoscenza. Mi riferisco alla gara per il trasporto scolastico bandita da Areacom, l’agenzia regionale per la committenza, divenuta oggetto dell’ennesimo inutile allarmismo». Una gara da 59 milioni di euro che interessa i 305 Comuni d’Abruzzo.
Una gara, sostengono Silvio Paolucci e Antonio Blasioli, del Pd, che però ha fatto lievitare i costi per gli enti locali, nessuno dei quali è stato consultato ex ante da Areacom.
Da qui parte lo scontro che ieri ha spinto Verrecchia a replicare introducendo un tema finora inedito nel panorama politico abruzzese: un endorsement di FdI nei confronti della Cgil, sindacato antagonista al centrodestra. «Quasi quasi ringrazio i consiglieri Paolucci e Blasioli», afferma il capogruppo di FdI, «per aver sollecitato il tema che fa venire a galla storture procedurali finora verificatesi in alcuni Comuni e la presenza di ditte che non hanno di certo destinato dignitosi trattamenti ai lavoratori, secondo quanto attestato dal mondo sindacale».
Per Verrecchia: «Servirsi di persone assunte stagionalmente per guidare i pulmini non può rappresentare un valore aggiunto e i prezzi bassi di alcune realtà non derivano dal fatto che i Comuni sono più efficienti della Centrale acquisti ma dall’evidenza che il servizio affidato è senza qualità e senza garanzie per i lavoratori». Nell’appalto Areacom, unico per l’intera regione, i prezzi a base d’asta tengono conto, come descritto nel capitolato tecnico, della maggiore qualità del servizio e del costo del lavoro che deriva dal contratto collettivo nazionale.
«Ciò basterebbe per asfaltare le illazioni menzognere emerse nella nota stampa dei due colleghi d’opposizione», incalza il meloniano. Che rivela: «Il trasporto scolastico è stato oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul territorio regionale. In particolare, in condivisione con Cgil, Cisl e Uil è stato predisposto un apposito vademecum operativo contenente la declinazione delle modalità atte a garantire la piena tutela in sede di cambio appalto. Per quanto riguarda, invece, l’obbligo o meno a carico dei Comuni di aderire al nuovo contratto, è la legge a parlare chiaro: alle amministrazioni è consentito solo in via eccezionale e motivata procedere ad acquisti in modo autonomo, a condizione che possano dimostrare di aver ricercato e conseguito requisiti migliorativi rispetto a quelli contenuti nelle convenzioni-quadro, valutazione che dev’essere, pertanto, corredata da adeguato e stringente supporto illustrativo. In tal senso», aggiunge, «si è espressa in modo netto anche l’Autorità nazionale anticorruzione, Anac». E conclude: «Ad oggi numerosi Comuni hanno già aderito ed altri hanno manifestato l'interesse a farlo. Non so cosa valga per Paolucci e Blasioli ma questo governo regionale opera per il bene dei lavoratori e per assicurare servizi di qualità». Alla nota di Verrecchia però si aggiunge un articolato intervento dell’Anci Abruzzo, l’associazione dei Comuni presieduta dal sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto che, citando il ministero dei Trasporti, conferma le conclusioni di Verrecchia, e cioè che è possibile derogare all’obbligo di adesione a un accordo quadro purché la stazione appaltante (il Comune) giustifichi «il ricorso alla gara autonoma perché essa è più conveniente in termini qualitativi e quantitativi». Ma sempre L’Anci, citando il Mit, sottolinea che «la convenienza va valutata tramite comparazione ex ante dei costi, prima dell’indizione della gara». Ed è questo il passaggio chiave che spinge Paolucci a tirare le somme: «Noi non abbiamo minimamente posto il tema dell’appalto unico si o no oppure dei lavoratori da tutelare ma di come è stata fatta una gara che rischia di non erogare un servizio o di raddoppiare i costi per le famiglie. L'errore, come ha ben spiegato Anci, consiste nel fatto che i Comuni non sono stati consultati prima per permettere loro di valutare i costi e il numero di km offerti». (l.c.)

