Scuole accorpate, scoppia il caso Il Comune ora fa ricorso al Tar

Contestata l’unione degli istituti comprensivi della periferia: Masci si schiera contro la Regione È polemica nel centrodestra, il sindaco: «Decisione presa inopinatamente e in violazione di legge»
PESCARA. Scontro aperto nel centrodestra sulle scuole accorpate di Pescara. Secondo l’amministrazione Masci, l’unione degli istituti comprensivi 1 e 7, tra San Donato, Rancitelli e Fontanelle, è stata decisa dalla Regione Abruzzo «del tutto inopinatamente e in violazione di legge». Un caso politico e, adesso, anche giudiziario con un ricorso al Tar del Comune contro la Regione.
Il 24 gennaio scorso, con un voto trasversale di maggioranza e opposizione, il consiglio comunale aveva chiesto alla Regione «una rettifica o un annullamento della delibera» ma, a distanza di un mese, la giunta Marsilio non ha risposto all’appello di Pescara: l’accorpamento resta in vigore con la cancellazione, a partire dal prossimo anno scolastico, della dirigenza della scuola media Foscolo, un istituto di frontiera. E così, dopo l’atto di accusa lanciato in aula – tutti contro l’assessore regionale Pietro Quaresimale della Lega, padre putativo della delibera contestata _, stavolta è stato il sindaco Carlo Masci (Forza Italia) a fare la mossa che potrebbe provocare ripercussioni proprio mentre parte la volata in vista delle elezioni regionali del 10 marzo. Con una lettera ufficiale, Masci ha chiesto alla dirigente dell’avvocatura comunale Paola Di Marco «di impugnare» la delibera della giunta regionale che dispone l’accorpamento delle scuole «nonché tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti, per chiederne l’annullamento». Secondo la lettera di Masci, quella delibera è stata approvata «del tutto inopinatamente ed in violazione di legge» e il sindaco aggiunge che la decisione è stata presa «nonostante il Piano presentato dalla Provincia di Pescara avesse previsto la conferma dell’assetto della rete scolastica così come già vigente, senza approvazione di alcuna ipotesi di modifica». E durante una riunione della giunta è stato deciso di «autorizzare il Comune di Pescara a proporre ricorso dinanzi al Tar» e «di dare mandato all’avvocatura di adottare tutti gli atti necessari per dare esecuzione alla presente deliberazione». Alla seduta di giunta erano assenti il sindaco, l’assessore alla Pubblica istruzione Gianni Santilli di Fratelli d’Italia, candidato alle regionali con la lista di Marsilio, e l’assessore allo Sport Patrizia Martelli (Forza Italia): la riunione è stata presieduta dal vice sindaco Adelchi Sulpizio della Lega, stesso partito di Quaresimale ma anche lui contrario all’accorpamento.
La prima città d’Abruzzo, guidata dal centrodestra, fa causa alla Regione di centrodestra: a decidere chi ha ragione sarà il presidente del Tar, Paolo Passoni.
Durante il consiglio straordinario di un mese fa, maggioranza e opposizione avevano approvato un ordine del giorno per chiedere alla Regione «una rettifica o un annullamento della delibera». In quell’occasione, il presidente del consiglio, Marcello Antonelli della Lega, si era scagliato contro Quaresimale che, invitato a partecipare alla seduta, aveva disertato: «Avrei difficoltà a sentirmi degno di questo ruolo se non stigmatizzassi in modo critico l’assenza dell’assessore Quaresimale, proprio con lui ho condiviso data e orario della seduta, non è accettabile», queste le parole di Antonelli, «ha mancato di rispetto al consiglio comunale e alla città di Pescara che, lo dico con rispetto verso tutti gli altri 304 Comuni, è la città più importante d’Abruzzo». Anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia) era intervenuto in consiglio invocando un cambio: «Questa delibera non va bene, non è corretta, non risponde alla logica di perequazione e dev’essere rifatta. Non posso permettere un danno a un territorio che non lo merita, gli obblighi vanno rispettati da tutti». Era un messaggio a Quaresimale: se L’Aquila ha avuto tre accorpamenti, Chieti due e Pescara altri due, perché Teramo neanche uno? Da allora, però, non è cambiato niente: la Regione non ha fatto marcia indietro e la delibera che dispone l’accorpamento delle due dirigenze resta in vigore.

