Scuole, il caso Pescara: 60 classi in isolamento

29 Gennaio 2021

Il virologo Fazii: gli studenti hanno un ruolo nella diffusione del virus

PESCARA. Sono le scuole, in questa fase della pandemia, uno dei problemi principali in Abruzzo. Tanti i casi di Covid-19 emersi tra gli studenti. Un fenomeno che riguarda soprattutto Pescara e provincia, dove ci sono più di 60 classi in quarantena, ma che tocca anche altre località, a partire da Sulmona, dove c’è un focolaio.
Il virologo Paolo Fazii, nell’analizzare l’attuale situazione, afferma che «le scuole hanno il loro ruolo nella diffusione del contagio». Intanto, i nuovi casi sono 268. E ci sono altri cinque morti.
VITTIME. Il bilancio delle vittime sale così a quota 1.446. Sono 88 i morti solo negli ultimi sette giorni. Salgono a 963 – cioè il 66,6% del totale – se si considera la seconda ondata di contagi. I cinque decessi segnalati nel bollettino della Regione riguardano persone di età compresa tra 61 e 91 anni: tre in provincia di Chieti, uno in provincia di Pescara e uno in provincia di Teramo. In particolare, si tratta di una 61enne di Pescara, una 65enne di Vasto, una 87enne di Roseto degli Abruzzi, un 87enne di Roccamontepiano e una 95enne di Lanciano.
NUOVI CASI. I 268 nuovi casi sono emersi dall’analisi di 3.914 tamponi: è risultato positivo il 6,85% dei campioni. La percentuale scende al 4,3% considerando anche i test antigenici (+2.271). Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di un anno della provincia di Pescara e il più anziano una donna di 96 anni del Chietino.
La località con più nuovi casi, 33, è ancora Pescara, dove il totale dal primo gennaio a ieri sale a 719, con una media di oltre 25 contagi al giorno. Poi ci sono Francavilla (23), San Giovanni Teatino (18), Sulmona (14), Chieti (12), Giulianova (11) e Ortona (10).
30MILA GUARITI. Aumenta il numero dei guariti, che superano quota 30mila: nelle ultime ore sono 273, per un totale di 30.206 persone. Gli attualmente positivi sono dieci in meno e arrivano a 10.066. Sostanzialmente stabile il numero dei soggetti ospedalizzati, che scendono di sole tre unità e passano dai 442 di mercoledì ai 439 di ieri. In particolare, 399 pazienti (-3) sono ricoverati in terapia non intensiva e 40 (invariato, al netto di dimissioni, decessi e tre nuovi ricoveri) sono in terapia intensiva. Al momento sono occupati il 21,16% dei 189 posti letto di terapia intensiva disponibili e il 26,76% dei 1.491 posti di area medica, a fronte di soglie di allarme rispettivamente del 30 e del 40%. Gli altri 9.627 positivi (-7) sono in isolamento.
CAOS SCUOLE. Uno dei principali problemi della fase attuale è rappresentato dalle scuole. I nuovi positivi con meno di 19 anni, nelle ultime ore, sono 60: 27 in provincia di Chieti, 13 in provincia dell’Aquila, 12 in provincia di Teramo e 8 in provincia di Pescara. Le criticità stanno interessando il Pescarese e, in particolare, il capoluogo adriatico: più di 60 le classi in quarantena, per un totale di oltre 1.200 persone. Basti pensare che in città si registrano casi di Covid in otto istituti comprensivi su dieci. Preoccupa anche la situazione del comprensivo Lombardo Radice-Ovidio di Sulmona, dove sono emersi 24 contagi tra alunni e insegnanti. La scuola al momento è chiusa e il sindaco Annamaria Casini dovrebbe prorogare lo stop alla didattica. «Le scuole a mio avviso hanno un loro ruolo nella diffusione del virus», osserva il virologo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara, «da medico, in un’ottica esclusivamente sanitaria, dico che meno contatti ci sono e meglio è, ma ovviamente bisogna trovare il giusto equilibrio in termini di misure da intraprendere».
DATI IN AUMENTO. Più in generale, nell’analizzare l’attuale situazione, il virologo sottolinea che gli ultimi giorni sono caratterizzati da una fase di «graduale ascesa, ma non c’è stata la terribile ondata che molti temevano. Una crescita c’è ed è difficile dire cosa accadrà nelle prossime settimane. Il freddo», spiega l’esperto, «agevola la circolazione del virus, che in questo periodo dà il peggio di sé». Fazii ricorda che «il destino è nelle nostre mani» e dipende «interamente dal comportamento dei singoli». Necessaria, secondo l’esperto, una «dura reprimenda nei confronti dei negazionisti. Farei fare loro un giro in ospedale: le persone con i caschi o intubate fanno impressione perfino a me che sono abituato. Di questa patologia si muore in un modo atroce, dopo settimane di agonia». E servirebbe anche «un’azione sanzionatoria più attenta da parte delle forze dell’ordine, che dovrebbero evitare ogni assembramento. Fino al 2023 il virus sarà con noi e dovremo conviverci», conclude Fazii, per dire che «le misure di prevenzione restano fondamentali».
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