Scuole, il piano dei tagli incontra lo stop

26 Ottobre 2023

Sono 11 le istituzioni da cancellare, diventa impossibile per le Province presentare le proposte entro il 20 novembre

L’AQUILA. Il Piano regionale di ridimensionamento della rete scolastica incontra un ostacolo difficilmente superabile. Applicare i tagli di 11 istituzioni imposti dal ministero dell’Istruzione è diventato impossibile. «Alle istituzioni scolastiche costituite con un numero di alunni inferiore a 600 unità, ridotto fino a 400 per quelle site nei comuni montani, non possono essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato, né possono essere assegnati in via esclusiva posti di direttore dei servizi generali e amministrativi».
Era questo il criterio, deciso a luglio con una delibera di giunta, in base al quale la Regione Abruzzo e le Province avrebbero dovuto ridisegnare la mappa delle istituzioni scolastiche operando la riduzione da 190 a 179 per il 2024. Ma pochi giorni fa quella delibera è stata corretta dall’esecutivo Marsilio che ha sostituito la frase riportata poc’anzi con la seguente più asciutta e generica: «Ferma restando la necessità di salvaguardare le specificità delle istituzioni scolastiche situate nei comuni montani». Spariscono quindi i numeri degli alunni che lasciano il posto a un criterio indefinibile.
Il primo ad alzare la bandiera bianca è stato il presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna, che, due giorni fa, ha comunicato alla Regione di non poter procedere a definire le proposte di ridimensionamento che il suo ente, come del resto debbono fare le altre tre Province, deve formulare entro il 20 novembre in modo che la Regione approvi per la fine del prossimo mese il piano definitivo.
«Appare evidente che, in assenza di chiare direttive regionali e di un’idonea tempistica, atta a coinvolgere i territori e le parti sociali», scrive Menna, «questa Provincia risulta impossibilitata a procedere alle operazioni di dimensionamento scolastico». È facile prevedere che anche le altre Province, a partire dall’Aquila, che è la più penalizzata, saranno costrette a gettare la spugna mentre i sindacati scendono in campo. «A distanza di oltre due mesi e mezzo la Regione è riuscita a fare peggio di quanto fatto in precedenza», scrive Davide Desiati, segretario generale Cisl scuola Abruzzo Molise. «Se prima erano stati adottati criteri difficilmente condivisibili, adesso è impossibile per i soggetti coinvolti nel processo di dimensionamento definire le proposte per il taglio. La Cisl proseguirà la propria azione affinché vengano scritte regole chiare, tenendo presente che il tempo scarseggia. Il termine è il 30 novembre, secondo cronoprogramma regionale, e comunque non si può andare oltre il 31 dicembre».
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