Scuole, l’ira delle Province «Pochi soldi per ripartire»

I quattro presidenti chiedono di far slittare la riapertura al 1° ottobre
PESCARA. Riapertura delle scuole il 1° ottobre, anziché a settembre, con lo slittamento di un mese. E più soldi, 750 mila euro non bastano per adeguare gli spazi, o crearne di nuovi nelle strutture scolastiche, nel rispetto di distanziamenti e protocolli di sicurezza anti Covid.
IL GRIDO D'ALLARME. Ce la stanno mettendo tutta i presidenti delle quattro Province a «far partire la macchina burocratica e organizzativa per riaprire le scuole il primo settembre», secondo le disposizioni ministeriali. Ma ad un mese e mezzo dall'ora X hanno capito di non farcela.
I tempi sono troppi stretti, «tra presentazioni di progetti degli interventi da attuare, gare d'appalto o a chiamata diretta di aziende che peraltro stanno per andare in ferie» e i finanziamenti risicati. E insieme all'allarme, partito nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri mattina nella sala Tinozzi della sede provinciale pescarese, i presidenti delle Province di Pescara, Chieti, L'Aquila e Teramo, Antonio Zaffiri, Mario Pupillo, Angelo Caruso e Diego Di Bonaventura, lanciano la proposta al ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina: posticipare di un mese la riapertura delle scuole, il 1° ottobre anziché il 1° settembre.
PIÙ FONDI. E chiedono maggiori risorse: «Il Ministero ha assegnato ad ogni Provincia abruzzese 750mila euro di fondi europei per “l'adeguamento e l'adattamento funzionale degli spazi e delle aule didattiche in conseguenza dell'emergenza sanitaria”. La stessa cifra per tutti», lamentano in coro i rappresentanti istituzionali che si occupano della gestione di oltre 100 istituti secondari, «assegnata, ma non ancora consegnata agli enti, già sofferenti. E quando i soldi finiscono, tocca a noi, che siamo in perenne difficoltà economiche, anticipare le restanti somme che chissà quando e se, ci verranno restituite».
I NUMERI. Sono 171.470 gli studenti delle scuole abruzzesi di ogni ordine e grado, 56.929 gli studenti dei licei e istituti tecnici e professionali che dovranno tornare a scuola, tra il 1° e il 14 settembre. Ma le strutture scolastiche non sono pronte ad accoglierli. Le famiglie sono in ansia, i quattro presidenti delle Province sono «fortemente preoccupati per i ritardi e le lungaggini burocratiche» e mettono le mani avanti. Per la serie: noi lo avevamo detto. Con i presidi «che ringraziamo, insieme agli uffici scolastici regionali e provinciali, per la loro disponibilità e collaborazione» i presidenti provinciali hanno già eseguito i sopralluoghi nelle scuole.
I LAVORI DA FARE. L'elenco dei lavori in ogni singolo istituto è quasi pronto: «C'è da pensare all'ampliamento degli spazi delle aule, cercarne di nuovi, per esempio utilizzando le aule magne e gli spogliatoi, tenendo sempre sotto controllo gli sviluppi dell'emergenza sanitaria».
Ma ciò che più preoccupa la squadra presidenziale «non è tanto il piano stanziale del distanziamento già messo quasi a punto» quanto «il piano dinamico che prevede l'obbligo di mascherina per ogni spostamento dentro e fuori la scuola».
«Come si fanno a tenere a bada circa 60mila studenti», si domanda Antonio Zaffiri, Provincia di Pescara, 17 istituti, 23 plessi, 44 mila studenti, «che si trasferiscono da una provincia all'altra, per i quali dovremmo prevedere bus dedicati per non rischiare il sovraffollamento e accessi a scuola contingentati, riorganizzare gli ingressi e le uscite di sicurezza, adeguare gli impianti antincendio e antisismici, pianificare le sanificazioni degli ambienti, gli arredi, la ricreazione, i turni in bagno, l'uso del gel disinfettante e anche del termoscanner che non è previsto nelle disposizioni ministeriali. Prima ci hanno obbligato alle classi pollaio e ora non ci spiegano il distanziamento».
Pupillo, provincia di Chieti, 40 scuole, 19mila studenti, spiega che «le famiglie devono sapere come stanno le cose, abbiamo difficoltà a reperire 800 aule e 40 classi per i laboratori. L'Alberghiero di Villa Santa Maria e l'Agrario di Scerni hanno 200 convittori con problemi di camere, la conseguenza è che i genitori stanno annullando le iscrizioni. Nel distretto chietino-ortonese ci sono 500 studenti in esubero, all'omnicomprensivo di Atessa due laboratori finiranno nell'ex preatura. Lanciamo il nostro grido di allarme perché non è facile nulla, in un periodo in cui molte imprese edili vanno in ferie rischiano di saltare i lavori e si rischia solo la riapertura delle scuole già pronte».
Caruso, provincia dell'Aquila e presidente dell'Unione province abruzzesi, 16 poli scolastici, 12.239 alunni: «Ci sta a cuore la salute dei ragazzi che devono avere tutti lo stesso trattamento, dichiariamo tutta la nostra contrarietà ai piani ministeriali, chiediamo che la riapertura delle scuole slitti almeno di un mese e più fondi. I presidi stanno facendo il possibile, ma non hanno libertà di azione».
Conclude, Di Bonaventura, Provincia di Teramo, 29 scuole, 15mila alunni e «70 richieste di aule in più. Le procedure devono essere di urgenza in fase di emergenza». Tutto questo s'ha da fare e il tempo vola. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

