Sdp riesce a dare lo stop alla stangata di 77 milioni

20 Settembre 2022

La società di Toto segna un punto pesante contro Anas e il ministro Giovannini E rispunta il giallo della scolorina alla vigilia della decisione del Tar sulla gestione

PESCARA. Gestione di A24 e A25, alla vigilia della madre di tutte le udienze, quella di oggi davanti al Tar Lazio, il tribunale di Roma approva la procedura di protezione di Strada dei Parchi. Un atto che diventa una prova già finita nelle mani dei giudici amministrativi chiamati a dipanare, nel merito, la guerra delle concessioni autostradali. È una prova pesante, perché dimostra la fondatezza della teoria che si sia trattata di una “crisi indotta” per giustificare l’esproprio ai danni di Sdp. Ci spieghiamo meglio ricostruendo quest’ultimo passaggio di una vicenda complessa.
Subito dopo l’adozione del decreto cautelare del Consiglio di Stato che, a metà estate, ha ridato A24 e A25 ad Anas, quest’ultima, su input dell’Avvocatura dello Stato, ha notificato alla società abruzzese un atto di precetto per un importo record: 77,6 milioni di euro. Un colpo di grazia per Strada dei Parchi. Ma la società di Carlo Toto è ricorsa in tempi altrettanto da record al Tribunale di Roma, chiedendo protezione attraverso un nuovo strumento di tutela delle imprese e dei creditori, che non preclude la capacità della società, una volta tornata nella titolarità dei flussi di cassa derivanti dall’esercizio dell’autostrada, di assicurare la corretta ed efficace gestione dell’infrastruttura. Il fatto che la richiesta sia stata accolta dimostra che la difficoltà finanziaria di Strada dei Parchi sarebbe stata provocata dallo «spossessamento della titolarità del bene della vita e dalla mancata immediata corresponsione dell’indennizzo di subentro», determinati dal provvedimento di risoluzione della concessione autostradale.
È un punto pesante per Sdp che, nel ricorso in discussione oggi, sottolinea come la controparte principale, il ministero delle Infrastrutture, non avrebbe compiuto «alcun tipo di indagine tecnica idonea» per dimostrare lo stato di emergenza-sicurezza su cui si basa la cacciata della società abruzzese, «non essendo stati depositati in giudizio documenti che lo attestino».
Di contro, Sdp ha allegato nei motivi aggiunti due perizie: la prima redatta in un procedimento promosso proprio davanti al Tar del Lazio e la seconda dal professor Bernardino Chiaia nell’ambito di un incidente probatorio disposto dal Tribunale dell’Aquila, «che hanno accertato l’assoluta idoneità della infrastruttura a garantire la sicurezza della circolazione». Ed è finita agli atti persino una comunicazione resa alla Camera dei Deputati il 4 maggio scorso dallo stesso ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, «nel corso della quale egli stesso ha chiarito che nessun pericolo alla sicurezza sussiste».
Infine c’è una chicca: una frase compromettente per il Mims “cancellata con la scolorina”, prima inserita e poi sparita dal decreto convertito in legge, con cui il ministero ammetteva di avere preso la drastica decisione contro Sdp mentre l’istruttoria era ancora in corso (ecco la frase: «La società concessionaria ha inviato le proprie controdeduzioni, attualmente all’esame del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili»).
«Appare dunque evidente che in data 12 luglio 2022 è stata pubblicata una seconda versione della relazione di accompagnamento al Dl, dalla quale è stato espunto il passaggio riportato», denuncia la società di Toto al collegio del Tar Lazio, presieduto dal giudice Roberto Politi, che deciderà chi tra Sdp e Anas potrà gestire le due autostrade che uniscono l’Abruzzo a Roma. (l.c.)