Se l’impresa è sociale l’economia diventa a misura d’uomo

13 Luglio 2018

Nella sede del Centro il volontariato incontra l’industria Monsignor Valentinetti: «Pensiamo a chi viene dopo di noi»

PESCARA. Si chiama “economia circolare”, ed è un modo nuovo di pensare processi e prodotti, che nascono per auto-rigenerarsi, alleggerendo l’impatto sulla bio-sfera. Un concetto, se applicato all’impresa sociale, quella che nasce cioè senza perseguire fini di lucro, in grado di esplicare effetti benefici ancora non completamente esplorati, ma che vanno tutti nella direzione della solidarietà.
Di questo si è discusso nel corso del seminario, che si è tenuto mercoledì scorso nella sede del Centro, nella sala intitolata a Ugo Zatterin , primo direttore del quotidiano regionale abruzzese che ha da poco compiuto 32 anni.
“Impresa sociale ed economia circolare”, il tema del seminario che ha visto la partecipazione di Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, Gabriele Sepio, avvocato, estensore dei decreti di riforma del terzo settore, Anna Voltolini, direttore generale del gruppo cooperativo Cgm, Pina Romano, responsabile del settore agricoltura sociale di Confagricoltura, Dario Manigrasso, vice direttore della Fondazione Snam, e dell’arcivescovo di Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti. A moderare i lavori il giornalista del Centro, Rossano Orlando.
«Quando oggi parliamo di economia circolare», ha esordito Giuseppe Di Marco, «sappiamo che siamo in presenza non solo di questioni ambientali, ma anche economiche e sociali, con la sfida dei cambiamenti climatici. Un elemento forte, che oggi impone un ripensamento della strategia economica e sociale complessiva. C’è un mondo che si sta muovendo in questa direzione, e ci stiamo accorgendo che terra, aria acqua non sono beni illimitati. È fondamentale, quindi, costruire un nuovo modello economico che tenga conto del tema della scarsità delle risorse e della necessità del recupero».
A sottolineare i “numeri” del terzo settore” è stato l’avvocato Sepio, che ha curato la redazione dei decreti di riforma che interesseranno il mondo del no profit e del volontariato, che ieri sono arrivati all’attenzione del Consiglio dei ministri. Un universo, ha detto, formato da «cinque milioni di volontari, un milione di lavoratori quasi 350mila enti che operano nel terzo settore, pari a 4,7 punti di Pil».
Per Anna Voltolini (gruppo Cgm che con le sue 800 cooperative muove un fatturato di 1,3 miliardi di euro e coinvolge circa 40mila lavoratori), «il tema culturale è l’aspetto dirimente della riforma terzo settore. Oggi rispondere alla mission del terzo settore significa aprirsi a logiche che contemplano altre modalità di fare impresa, e la rigenerazione delle risorse è una di queste». Come ha sottolineato Pina Romano, Confagricoltura da sempre rivolge attenzione all’impresa sociale, e per il terzo anno consecutivo ha lanciato un bando sul tema «Coltiviamo l’agricoltura sociale», insieme alla Fondazione Snam. L’anno scorso è stato premiato il progetto di un apicoltore nelle Marche.
Infine, l’intervento di monsignor Valentinetti: «Mentre ascoltavo», ha detto, «la mente è andata a questo testo che sta facendo scuola, la “Laudato sii” di Papa Francesco, dove si parla di ecologia integrale, a 360 gradi: ambientale, economica e sociale. La giustizia tra generazioni», ha aggiunto, «è un debito che abbiamo nei confronti di chi viene dopo di noi. Io non so se ciò che ci viene detto corrisponde a realtà, a proposito del riscaldamento globale, ma qui si continua a tollerare ci siano colossi dell’economia e finanza che continuano a non firmare i protocolli di salvaguardia dell’ambiente, come Cina e Usa. Un debito grande per le giovani generazioni, per i Paesi del Centro America e dell’Estremo Oriente, che sta creando disastri non indifferenti».