Se n’è andato il poeta Giacomucci, fondò la casa editrice Tracce

16 Marzo 2021

Sessant’anni da compiere, era ricoverato in ospedale Nicoletta Di Gregorio: «Con lui tante iniziative culturali»

PESCARA. «Un pioniere e caposaldo delle attività editoriali della città». «Baluardo della cultura». Sono moltissimi gli attestati di stima e le parole di dolore per la morte di Ubaldo Giacomucci, espressi ieri da tanti pescaresi. Sessanta anni da compiere, veneziano di origini, ma da sempre vissuto nel capoluogo adriatico, è stato fondatore e presidente della casa editrice Tracce. Critico letterario e poeta, è stato un intellettuale con la i maiuscola. Da qualche tempo era ricoverato nell'ospedale di Pescara, per alcuni problemi cardiaci e diabetologici, e domenica pomeriggio si è spento.
«Era un uomo timido, per nulla egocentrico, una persona mite», ricorda la poetessa Nicoletta Di Gregorio, per lunghi anni al suo fianco nella casa editrice. «Conobbi Ubaldo nel gruppo Jarry, da lui ideato e attivo nella ricerca di un'avanguardia poetica. Abbiamo organizzato tantissime iniziative culturali sulla commistione dei vari linguaggi artistici. È stato uno dei maggiori poeti abruzzesi. Era un profondo conoscitore della poesia del ’900, un operatore culturale di alto livello. Ha scritto tantissimo, ma ha pubblicato poco, perché era una persona molto discreta e non amava apparire. Faceva il suo lavoro come intellettuale e come organizzatore culturale con una grandissima professionalità, ma restando sempre un passo indietro, e non perché non credesse nel suo valore, ma perché era un uomo schivo. Ha studiato e adorava la filosofia quanto la poesia e aveva fatto sua la visione secondo cui l’essere prevale sull'apparire».
Giacomucci ha subito tanti dolori nella sua vita, prima la scomparsa del padre, poi della madre e poi della fidanzata, che se n'è andata prima di riuscire a coronare il desiderio del matrimonio. Particolarmente addolorato della perdita, Marcello Silenzi, cugino di Giacomucci. «Eravamo come fratelli, vivevamo distanti ma eravamo sempre in contatto. Ci eravamo ripromessi di rivederci con una bella cena, non appena la situazione lo avesse consentito, e invece non abbiamo fatto in tempo».
L'intellettuale lascia un vuoto nel mondo culturale abruzzese e ieri sono stati in tanti a volerlo ricordare sui social. Maurizio Acerbo lo ha descritto come «un angelo della nostra città, un poeta e un intellettuale di enorme sensibilità che per anni ha distribuito poesia e cultura. È stato un editore di grande valore e pieno di passione. Ubaldo era popolare e di avanguardia. La sede delle edizioni Tracce era nella mia via e per me la chiacchierata con Ubaldo era un’abitudine quotidiana. C’era sempre qualcosa da imparare o da raccontarsi». Data e ora dei funerali non sono ancora stati ufficializzati.
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