Sebastiani: c’è qualcuno che non sa leggere i bilanci

11 Marzo 2016

Dopo l’atto di accusa di D’Alfonso contro la Mobile, anche gli imprenditori contestano l’operato della polizia: la turbativa d’asta? Un reato impossibile

PESCARA. «L’importante è saperle leggere le carte: non siamo una banda di delinquenti pieni di debiti». Anche il presidente del Pescara Daniele Sebastiani, socio di minoranza della Iniziative immobiliari spa con la sua società Gocredit srl, manda un messaggio agli investigatori della Mobile: «Siccome l’operazione è partita con il centrodestra ed è stata portata avanti dal centrosinistra, ecco che si alimentano i sospetti. Basta ai retropensieri: forse, è solo una scelta valida». Marco Sciarra, capo pescarese dell’Ance e presidente della Iniziative immobiliari, società che raggruppa noti imprenditori pescaresi in trattativa con la Regione per la City, rilancia: «Forse, qualcuno non ha saputo leggere i nostri bilanci, che sono pubblici».

Le dichiarazioni di Sciarra e Sebastiani arrivano il giorno dopo quella, più pesante, del presidente Pd della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso: durante l’ultimo consiglio regionale di mercoledì scorso – stesso giorno della pubblicazione di un’intercettazione tra D’Alfonso e l’assessore Pd Silvio Paolucci – D’Alfonso ha lodato il lavoro della procura ma si è scagliato contro un investigatore della Mobile. «Ho stima profonda del magistrato, che ha altezza professionale, è al di sopra di ogni sospetto, è figura di straordinaria credibilità», ha detto D’Alfonso (anche se i pm della City sono due), «non ho la stessa opinione di coloro i quali hanno fatto parte dell’attività lavorativa sottostante, uno in particolare». Un atto d’accusa contro la squadra mobile, la stessa che indagò su D’Alfonso nel 2008 quando l’allora sindaco di Pescara finì agli arresti domiciliari per l’ombra di presunte tangenti. Dopo il processo, D’Alfonso fu assolto da ogni accusa.

Finora, le parole di D’Alfonso sono rimaste senza una replica ufficiale della procura che, però, potrebbe arrivare a breve. Nel suo intervento, il presidente non ha fatto nomi anche se i possibili bersagli sono pochi: l’indagine sulla City è coordinata dalle pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio; il capo della Mobile che ha controfirmato tutti gli atti è Pierfrancesco Muriana; i rapporti portano anche la firma del sostituto commissario Giancarlo Pavone.

Non è detto che l’«uno in particolare» sia tra questi: la sezione che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione conta anche altro personale.

Dopo D’Alfonso, anche gli imprenditori prendono posizione: «Pieno rispetto della magistratura» ma, tra le righe, non si nascondo riserve sull’operato della polizia. Perché nell’ultimo rapporto della Mobile sulla City (15 dicembre 2015), si parla di debiti per milioni di euro che pesano sulla Iniziative immobiliari. Ma l’analisi dei bilanci è contestata: «Non c’è una situazione debitoria», dice Sciarra, «i soci hanno messo di propria tasca 11 milioni di euro e hanno contratto un mutuo per 13,8 milioni: se questa è una situazione di default ditemelo voi». Ma chi non sa leggere i bilanci? La Mobile si sarebbe affidata a un consulente esperto di società. Inoltre, la polizia ha chiesto alla procura nuovi approfondimenti per il presunto reato di turbativa d’asta: «Impossibile», replica Sciarra, «quello della Regione è stato un avviso pubblico e non una gara d’appalto. La Regione non ha obbligo e la turbativa non può esistere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA