Sede Agenzia Inps il caso Penne al vaglio del governo

15 Agosto 2017

Interrogazione parlamentare di Gianni Melilla (Articolo Uno) I sindacati: senza ospedale e uffici si rischia lo spopolamento

PENNE. Il possibile ridimensionamento dell'agenzia Inps di Penne finisce sui banchi del governo. Il deputato abruzzese di Mdp, Gianni Melilla, ha inoltrato un'interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti. «La declassificazione dell'Agenzia di Penne a sportello Inps comporterebbe una drastica riduzione dei servizi offerti, causando una forte disfunzionalità a tutta la popolazione dell'area vestina, altrimenti costretta a recarsi in agenzie distanti e difficilmente raggiungibili per tutti. L'area Vestina è una zona interna abruzzese colpita da una grave crisi economica e industriale, dal terremoto e dalla riduzione di importanti servizi pubblici. Chiedo» scrive al ministro il deputato di Articolo 1, «se non intenda intervenire per garantire la conferma della sede Inps di Penne e l'erogazione dei servizi nel comprensorio».
Anche i patronati Epaca-Coldiretti, Inca Cgil, Inas Cisl, Ital Uil, Inac Cia e Epasa-Cna, che operano a Penne e nell'area vestina, hanno manifestato, nel corso di un incontro avuto nei giorni scorsi con l'assessore comunale Gilberto Petrucci, contrarietà a una possibile ridimnesionamento dell'agenzia Inps. «Esprimiamo forte preoccupazione e viva apprensione per la paventata chiusura dell'agenzia di Penne, sulla base di notizie assunte dagli uffici regionali e provinciali, e direttamente dal personale in servizio. Non si comprende il criterio utilizzato dalla direzione regionale per declassare l'agenzia a semplice punto informativo, destinato solo a svolgere attività di front office, nonostante la sede pennese abbia registrato ottimi risultati e garantisca importanti servizi rivolti, in particolare, a una popolazione anziana che ha bisogno di assistenza costante».
«L'assenza dell'istituto previdenziale sul territorio» spiegano i patronati, «com’è già accaduto in altre realtà, potrebbe favorire la proliferazione di faccendieri, abili ad attuare azioni criminogene a danno di una fascia di popolazione già debole, come anziani, disabili e invalidi. Consideriamo la proposta dell'Inps regionale e provinciale inaccettabile sotto ogni profilo, anche alla luce delle azioni già intraprese dai governi nazionali – nel nome della spending review – che hanno soppresso altri servizi fondamentali nel territorio vestino, come la sezione del Tribunale di Pescara, l'agenzia Enel, il distaccamento della polizia stradale e, non per ultimo, il declassamento dell’ospedale San Massimo avviato dal governo centrale e dalla Regione Abruzzo. Ricordiamo» hanno concluso i rappresentanti dei vari patronati, «che l'area vestina, dopo gli eventi calamitosi del 2016 e 2017, appare indebolita, abbandonata e rischia di spopolarsi per carenza di infrastrutture e servizi».
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