«Segati pini sani per errore» Caos in via del Santuario
Gli attivisti di Salviamo gli alberi attaccano i criteri dello studio sugli abbattimenti «Manca la localizzazione esatta degli interventi». Dossier alla Corte dei Conti
PESCARA. Alberi sani abbattuti, alberi malati e a rischio crollo lasciati in piedi, alberi fantasma, ovvero che esistono sulla carta ma non nella realtà e viceversa. «Tragicomica e incredibile», come viene definita dal coordinamento Salviamo gli alberi, va avanti a colpi di accetta e sega, di verifiche postume e controverifiche polemiche il programma del Comune per la salvaguardia, cura, taglio e ripristino del patrimonio arboreo cittadino, che ieri dunque ha fatto registrare un nuovo allarme.
Al centro della questione la cosiddetta “relazione Rabottini”, ovvero lo studio dell’agronomo del Comune Carlo Massimo Rabottini, in base al quale si è deciso di abbattere 121 alberi della città indicati come «estremamente pericolosi», contestato stavolta nei criteri di localizzazione dei pini su cui intervenire scelti, nonchè sulla mancata identificazione della specie della pianta, ovvero se si tratta di un pino di aleppo o di un pino marittimo ad esempio. In sostanza le indicazioni sulla relazione Rabottini sul punto in cui si trovano gli alberi da tagliare o da potare appaiono «confuse», date secondo criteri di localizzazione singolari, non adoperati tra l’altro da altri Comuni, tipo: pino a lato della farmacia tale o davanti al civico x. «È praticamente impossibile raccapezzarsi sul campo, visto che molte piante sono chiamate con lo stesso riferimento», attaccano gli ambientalisti. Il risultato sarebbe: «Almeno tre alberi abbattuti per errore in via del Santuario e un quarto salvato all'ultimo secondo solo grazie al nostro intervento», denuncia Salviamo gli alberi, chiedendo al Comune di fermare «tutti i lavori di abbattimento e potatura», di estromettere «dal procedimento i funzionari del Comune che si sono occupati della pratica» e invitando «l'assessore Laura Di Pietro a chiedere scusa alla città per l'omessa vigilanza degli atti dei suoi uffici».
Tutta l'operazione, che sta suscitando l'indignazione di gran parte della cittadinanza, secondo il coordinamento costerà circa 100mila euro, somma comprensiva di relazione tecnica, potatura, abbattimento e ripiantumazione, senza considerare il valore degli alberi. Nel corso di una conferenza stampa sul posto gli attivisti del coordinamento guidati da Augusto De Santis, hanno mostrato gli alberi abbattuti e gli «errori madornali commessi dal Comune». «Da due settimane evidenziamo le inaccettabili carenze e lacune della relazione su cui il Comune sta fondando l'operazione di taglio e potatura di centinaia di piante», sottolinea l’esponente del Forum dei movimenti per l’acqua e del coordinamento Salviamo gli alberi. «L'incredibile e tragicomico episodio è la conferma finale della fondatezza delle nostre critiche all'operato della giunta Alessandrini e dei suoi tecnici. Questi meravigliosi alberi di 40-50 anni di vita non ci sono più».
Dubbi sono stati espressi anche sulle modalità di svolgimento della relazione Rabottini dunque, «costata alla collettività quasi novemila euro», e di affidamento dell'incarico di taglio e potatura, con somma urgenza e senza gara, a una ditta esterna.
De Santis racconta di aver «salvato un albero, segnato erroneamente tra quelli da abbattere: l'errore era evidentissimo perché quello accanto, da tagliare, era molto inclinato. Oltre a preparare e inviare un dettagliatissimo esposto alla Procura con la documentazione fotografica e documentale del caso abbiamo scritto una Pec al Comune, ma per evitare che venisse letta troppo tardi abbiamo inviato un messaggio all'assessore. Alla fine, grazie a noi, è stato abbattuto l'albero giusto e l'altro è stato salvato».
«Non solo sono stati abbattuti pini sbagliati ma, di conseguenza, anche le potature sono state fatte con ogni probabilità su alberi diversi, magari quelli che dovevano essere abbattuti», incalzano gli ambientalisti. «Paradossalmente si rischia di aggravare con interventi sconsiderati lo stato di sicurezza per la pubblica incolumità». «Irreparabile il danno al patrimonio arboreo della città», dicono gli attivisti, che annunciano, dopo quelli inviati alla Procura, «dettagliati esposti anche alla Corte dei Conti e all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Stiamo procedendo con ulteriori verifiche. Ovviamente possiamo accompagnare l'assessore quando vuole sul campo a vedere cosa è stato fatto».
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