Sei anni per le coltellate nel bar Il giudice: «Voleva uccidere»

Jacopo Formenti aggredì Di Blasio a maggio scorso per motivi che nessuno dei due ha mai spiegato Decisive le immagini registrate dalle telecamere e la testimonianza resa dal titolare del locale
PESCARA. Arriva la condanna, con il rito abbreviato e davanti al gup Fabrizio Cingolani, per Jacopo Formenti, 31 anni di Busto Arsizio, accusato del tentato omicidio di Michelangelo Di Blasio, 48 anni di Pescara, avvenuto la notte del 14 maggio scorso davanti al circolo bar “Già Sai” a Pescara. Formenti è stato condannato a sei anni e due mesi di reclusione (il pm in aula, Rosangela Di Stefano, aveva chiesto 9 anni di reclusione) per tentato omicidio e porto abusivo di arma (un coltello) e al risarcimento di 45 mila euro nei confronti della parte offesa assistita dall’avvocato Italo Colaneri. Un’aggressione con un coltello che non ha mai avuto una spiegazione visto che entrambi le parti, aggressore e vittima, non hanno fornito agli investigatori e al pm Anna Benigni, che ha istruito il fascicolo, un perché di quell'accoltellamento.
La vicenda è stata quindi ricostruita solo in base alle riprese delle telecamere del locale e alle dichiarazioni del titolare del bar, testimone oculare dell’accaduto. Nei filmati si vede chiaramente quando Formenti entra nel bar con la ragazza e quando nello stesso locale entra anche la vittima con la sua donna. I due si incrociano, ma non si capisce se si conoscano o meno. Poi Di Blasio esce per primo e tiene aperta la porta a Formenti che, quando mette il piede fuori del locale, estrae dalla tasca un coltello e aggredisce la vittima. Quest’ultima, con grande prontezza di spirito e forse grazie anche al fatto di essere un esperto di arti marziali, riesce ad evitare molti dei colpi che Formenti gli sferra. Poi i due vengono bloccati dai presenti: Formenti si allontana e Di Blasio resta vicino alla sua autovettura proprio fuori del locale, quando arriva di corsa l’auto dell'aggressore che tenta di investirlo. Agli investigatori, Di Blasio ha sempre detto di non conoscere l’aggressore, ma ha anche dato una versione non vera dell’accaduto, sostenendo di essere finito in mezzo a una discussione con alcune persone che erano fuori del locale. Invece, il titolare del bar riferì chiaramente dell’aggressione con il coltello dell’imputato. Formenti venne rintracciato soltanto qualche giorno dopo il fatto. Si era allontanato da Pescara e, grazie alle intercettazioni telefoniche con la ex compagna e l'attuale ragazza, gli investigatori della polizia riuscirono a rintracciare l’aggressore a Busto Arsizio, sua città di origine, dove si era rifugiato.
Dopo l'arresto, assistito dal suo legale di fiducia, l'avvocatessa Francesca Cramis, del foro di Busto Arsizio, l'aggressore non volle rispondere alle domande del giudice nell’interrogatorio di garanzia. Così come anche la vittima non ha mai fornito una qualsiasi spiegazione dell'accaduto, sostenendo di non aver mai conosciuto l’arrestato.

