«Sei in arresto»: ammanettato e rapinato da falsi carabinieri

28 Ottobre 2022

Bloccato per strada, caricato in auto e picchiato da due banditi, decisi a derubarlo anche in casa Ma i vicini allertano la polizia: presi, sono pugliesi. Il questore Liguori: «Collaborazione decisiva»

PESCARA. Si sono presentati come carabinieri: armati e con le manette. Ma in realtà sono due malviventi, arrivati a Pescara da fuori regione, che hanno rapinato un 28enne in strada, in via Lago di Capestrano, puntandogli contro pistola e coltello. E di lì a poco sarebbero entrati in casa della vittima, se i vicini non avessero lanciato l’allarme al 113. La risposta della polizia è stata «immediata, rapida ed efficace», fa notare con soddisfazione il questore Luigi Liguori. E i due, scovati dalla Polstrada, sono stati bloccati e arrestati dalla squadra volante. Sono pregiudicati, di 50 e 43 anni, originari di Martinafranca, finiti in carcere per rapina aggravata in concorso.
LA RAPINA
Mancano cinque minuti a mezzanotte quando un uomo viene avvicinato dai due malviventi. Viaggiano su una station vagon, una Peugeot grigia vecchio tipo, uno davanti e l’altro dietro. «Carabinieri», dicono, «sali sulla macchina, sei in arresto». Lui obbedisce. Poi scendono, ammanettano il 28enne a un polso e lo perquisiscono. «Stai fermo, non ti muovere», ordinano. Trovano i soldi nel portafogli, 500 euro, e li prendono insieme al cellulare della vittima. Per tenere buono il malcapitato lo strattonano e schiaffeggiano, puntandogli contro la pistola. Non hanno intenzione di fermarsi. «Andiamo a casa tua, dacci le chiavi», dicono. Sotto scacco, la vittima non può far altro che consegnare le chiavi di casa: lo stanno minacciando con la pistola, identica a un’arma vera (ma poi si scoprirà che è a salve) e gli stanno puntando un coltello alla gola, come mostrano i segni che gli saranno trovati addosso poi. Si avvia con loro in direzione di casa ma ha paura, teme per i suoi bambini. Per salvarsi comincia a urlare, i vicini lo sentono, si avvicinano e lanciano l’allarme alla polizia, mentre i malviventi tentano di bloccare la vittima che cerca di opporsi. «Fermati che ti sparo», urlano caricando la pistola. Capiscono che non possono stare più lì. Fuggono.
LA FUGA
La polizia si attiva, le sale operative entrano in contatto l’una con l’altra, la Volante arriva a Villa del fuoco e i due pugliesi raggiungono la circonvallazione, in direzione nord. Si fermano in una piazzola di sosta prima della galleria San Giovanni. Una pattuglia della Polstrada nota l’auto, corrisponde alla descrizione. Per i due la fuga è finita. Gli uomini della squadra volante ricostruiscono tutto e per la coppia, che ha ancora refurtiva epistola (fortunatamente a salve, con il tappo nero), scatta l’arresto. È possibile che i due pregiudicati siano arrivati a Pescara proprio per il raid e, se non fosse scattato l’allarme, il colpo sarebbe andato a buon fine, non si sa con quali conseguenze.
il piano di prevenzione
Un episodio «importante». Lo definisce cosi il questore, affiancato dal dirigente della squadra volante, Pierpaolo Varrasso, e dal dirigente della polizia stradale, Pietro Primi. Ma qui i malviventi hanno trovato «un apparato ben disposto», dice sempre Liguori sottolineando che si è sviluppata la sinergia ideale, dopo la rapina, tra la vittima che ha reagito, i cittadini che sono intervenuti chiamando la polizia e la sala operativa che ha subito attivato «la macchina preventiva». L’intervento si è sviluppato «all’istante».
«Anche se i reati calano, il concetto di insicurezza aumenta»: il questore ne è cosciente ma è altrettanto vero che la rapina di due sere fa ha «testato l’apparato della questura», e le varie articolazioni si sono dimostrate «efficienti». Di positivo c’è anche un altro aspetto, cioè «il comportamento attivo dei cittadini, che è importante» e da sempre viene invocato dalle forze dell’ordine. L’intervento dei residenti di ieri notte, poi, è un chiaro esempio della «solidarietà che si sviluppa nel rione. Anziché filmare con il cellulare, hanno lanciato l’allarme». Resta, d’altronde, la consapevolezza che episodi così «possono succedere ovunque».