«Sei scuole a rischio chiusura a settembre»

Di Marco elenca le criticità anche per le strade e chiede un decreto che salvi l’Ente: «Venisse un parlamentare a governare»
PESCARA. Passano le settimane e anche i mesi. Ma il problema gigantesco della mancanza di fondi per scuole e strade non si risolve. Anzi, in Provincia si avverte in maniera sempre più pressante. Qualche tempo fa il presidente Antonio Di Marco, insieme ai colleghi delle altre Province abruzzesi, ha annunciato di essere pronto a chiudere sia le scuole che le strade a rischio, quelle sulle quali andrebbero effettuati dei lavori ma non si può procedere. E ora ribadisce il concetto, perché i fondi tanto attesi da Roma non sono arrivati e quelli che saranno stanziati non sono sufficienti a chiudere il Bilancio, che ha uno squilibrio di 6 milioni e mezzo. Di Marco lancia un nuovo appello ai parlamentari ma nello stesso tempo dice che uno di loro dovrebbe provare a guidare la Provincia per un po’, per rendersi conto di come stanno le cose.
«In queste ore stiamo mettendo a punto il provvedimento che cristallizza lo squilibrio», annuncia Di Marco. «Quindi non siamo nelle condizioni di chiudere il bilancio e di affrontare una serie di criticità e interventi».
Quali sono le criticità?
Sono tre. La prima riguarda la gestione e la conduzione, cioè il pagamento di acqua, luce, riscaldamento, telefonia e fitti (ad esempio per alcuni plessi scolastici). La seconda riguarda le scuole, e mi riferisco a quelle già chiuse, in tutto o in parte, che potrebbero non riaprire. Per altre, invece, il problema riguarda il pagamento dei fitti, che potremmo non essere in grado di effettuare perché non c’è copertura, senza bilancio. Solo per affrontare queste situazioni servono circa 5 milioni di euro. E infine ci sono le strade: senza fondi non abbiamo potuto provvedere al ripristino, anzi siamo già intervenuti con la chiusura di alcuni tratti o con la limitazione del traffico a causa dei danni provocati dal maltempo. Per questa voce servirebbero tra i 10 e i 15 milioni di euro, solo per tornare ad una condizione di decenza. Ma ormai il problema riguarda anche la manutenzione ordinaria e lo sfalcio delle erbe.
I suoi ripetuti appelli alle istituzioni non hanno prodotto l’effetto sperato, giusto?
Ero convinto che la situazione fosse chiara a tutte le istituzioni sovraordinate alle Province. Siamo sempre stati collaborativi affinché si giungesse ad una soluzione, abbiamo convocato più volte i parlamentari e consegnato delle relazioni per consentire loro svolgere a pieno la funzione di rappresentanza in Parlamento e con il governo. A marzo, poi, abbiamo depositato degli esposti cautelativi in tutte le Procure, alla Corte dei Conti e ai prefetti, per comunicare la difficoltà delle Province. Ma dopo l’approvazione al Senato della mini Finanziaria è chiaro che non saremo nelle condizioni di approvare il bilancio e quindi di eseguire i lavori per la soluzione dei problemi che riguardano la viabilità e le scuole di nostra competenza.
Ora che cosa accadrà?
Siamo in estate e questo non aiuta. A settembre ci troveremo di fronte alle precarietà da noi segnalate e, procedendo così, non potremo garantire la riapertura di tutte le scuole. La situazione, poi, peggiorerà sulla viabilità provinciale.
E i fondi assegnati alle Province?
Sono solo 350 milioni, ma ne servono altri 400 per i quali il governo non ha dato l’ok. Quindi alcune Province chiuderanno il bilancio e altre no. Noi no.
La soluzione quale può essere?
Ci aspettiamo dai parlamentari un coraggioso impegno nei confronti delle comunità che li hanno eletti e spero che si arrivi all’emanazione di un decreto salva Province, sul modello salva Alitalia e salva banche.
Avevate davvero creduto in un aiuto?
Eravamo straconvinti di ricevere un segnale di collaborazione reale. Non siamo i soli a rischiare: con noi ci sono anche Comuni e presidi.
Ci sono delle situazioni più delicate, che le stanno a cuore?
Penso, in particolare, alle scuole di Penne e Popoli, e alla viabilità dell’area vestina, ripetutamente massacrata dalle intemperie: lì ci sono delle zone inarrivabili.
Ha mai pensato alle dimissioni?
Se mi dimettessi il prefetto mi nominerebbe commissario. Ma forse dovremmo mandarci un parlamentare, al mio posto. Così capirebbe cosa hanno combinato.
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