Seimila esami e 2.200 ricoveri ma servono posti letto e personale

Nel reparto che cura Parkinson, Alzheimer ed epilessia operano 3 medici, 4 tecnici e due infermieri Il direttore Antonacci: abbiamo bisogno di nuove assunzioni e di posti per la degenza ordinaria
PESCARA. Un’organizzazione che prende le mosse dalla Toyota e che ha reso il reparto di Neurofisiopatologia dell’ospedale pescarese ancora più efficiente e focalizzato sul paziente. E poi una serie di innovazioni che portano lo staff, seppur esiguo (tre medici, quattro tecnici e due infermiere) a raggiungere risultati importanti. I numeri parlano chiaro e ne fanno un polo di riferimento per i pazienti. Dal primo gennaio di quest’anno ad oggi, gli esami diagnostici effettuati sono stati quasi 6 mila, le visite neurologiche più di 2.200, i ricoveri in day hospital ben 210. Qui si trattano patologie complesse come il Parkinson, le demenze, l’Alzheimer, l’epilessia e le cefalee. Eppure alcune criticità ci sono, e da parte del direttore Roberto Antonacci c’è anche tutta la volontà di superarle.
«Occorrono più posti letto di day hospital e circa 8/10 posti letto di degenza ordinaria», afferma il primario, «attualmente i pazienti affetti da patologie neurologiche come miastenia gravis, sindrome di Guillain-Barré, epilessie intrattabili, vagano in reparti inappropriati che, nonostante gli sforzi, non possono seguirli così come avverrebbe in Neurologia. In più, i tempi di degenza si allungano, con spese più alte per il servizio sanitario».
Un altro problema fondamentale è quello dell’ubicazione del reparto (attualmente nella palazzina rossa del vecchio ospedale), fisicamente distante dai reparti nevralgici per la Neurologia, ovvero Medicina, Geriatria, Infettivologia, Ematologia, Oncoematologia e Rianimazione. «C’è un atto aziendale che prevede l’apertura di una Neurologia d’urgenza», spiega Antonacci, «in quanto lo stesso ospedale di Pescara è votato alle emergenze-urgenze, con reparti ad hoc come la Stroke unit, la Rianimazione, il Dipartimento di emergenza-urgenza. La Neurologia d’urgenza fa parte a pieno titolo di questo settore, ma manchiamo di posti letto per la degenza ordinaria e siamo dislocati lontano dai reparti per noi di maggiore interesse. Gli spazi ci sono, bisogna sfruttarli. Il direttore generale Armando Mancini ha sposato questa esigenza, è arrivato il momento di mettere in atto la soluzione». C’è poi il problema del personale, in numero inadeguato a portare avanti attività come la pubblicazione di materiale scientifico. «Abbiamo una montagna di dati», continua il direttore, «che potrebbero essere utili alla ricerca in campi importanti come quello dell’uso della tossina botulinica in casi di spasticità post ictus, distonie nel morbo di Parkinson, cefalee. E in prospettiva futura, se vogliamo proporci in terapie avanzate, ad esempio per la cura del Parkinson, abbiamo bisogno di nuove assunzioni di personale giovane e preparato. A Pescara ci sono delle eccellenze che vanno salvaguardate per il bene dei pazienti e, con le dovute sinergie, potremmo fare la differenza».
A proposito di sinergie, il direttore conferma come il centro pescarese abbia avviato proficue collaborazioni con il reparto di Oculistica per la cura dell’Entropion spastico, e abbia rapporti sia con l’ospedale di Chieti che con quello di Lanciano. «Anche il Centro trasfusionale di Pescara è importante per noi», afferma Antonacci, «ci ha supportato in tantissime occasione con una professionalità unica, aiutandoci a salvare vite umane». E poi ci sono le cure più evolute. «Abbiamo attivato quest’anno la Pompa con apomorfina, che nei casi di Parkinson più avanzati consente una migliore qualità di vita e una riduzione dei farmaci. E poi, il Centro disturbi cognitivi e demenze con diagnostica di primo e secondo livello e terapia avanzata». Attività che vengono portate avanti con sempre maggiore efficienza anche grazie a un’organizzazione snella che porta il nome di “Lean thinking organization”, un sistema che apporta appropriatezza e umanità, messo a punto da un colosso industriale come Toyota, e che oggi viene applicato con successo in ambito sanitario. «Esistono esempi nel nord Italia», spiega Stefano Di Loreto, coordinatore tecnico del reparto, «ma nella Asl di Pescara siamo gli unici. Si tratta di un’organizzazione in cui il personale è autonomo, ben organizzato, e si assume la responsabilità della propria attività».

