Sel ricorre al Tar: poche donne nella giunta Maragno

9 Marzo 2016

MONTESILVANO. La questione dell'esiguo numero di donne in giunta approda al Tar di Pescara. Dopo l'annuncio dell'iniziativa promossa da Sel, il ricorso è stato notificato in municipio dove l'esecutivo...

MONTESILVANO. La questione dell'esiguo numero di donne in giunta approda al Tar di Pescara. Dopo l'annuncio dell'iniziativa promossa da Sel, il ricorso è stato notificato in municipio dove l'esecutivo del sindaco, Francesco Maragno, ha dato mandato all'avvocato Marina De Martiis, di far valere le proprie ragioni. Il ricorso, presentato dal segretario provinciale di Sel, Daniele Licheri e dall'ex componente della giunta Di Mattia, Rosa Pagliuca, curato dall'avvocato ed ex assessore Vittorio Iovine, punta a far rispettare la normativa in materia di rappresentanza di genere. Nel ricorso si fa riferimento alla violazione della legge numero 56 del 2014 (articolo 1 comma 137) secondo cui nei Comuni con popolazione superiore a 3mila abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%. Percentuale che non viene invece rispettata nella giunta Maragno composta da 6 uomini, compreso il sindaco, e due donne. I ricorrenti chiedono l'annullamento della nomina dell'assessore Fabio Vaccaro, ultimo a entrare in giunta. Nel documento elaborato dall'avvocato Iovine si contestano inoltre le motivazioni che avrebbero spinto il sindaco a scegliere per un ulteriore assessore di sesso maschile. Dopo aver invitato tutte le consigliere comunali a far parte del proprio esecutivo - sollevando l'indignazione dell'ex forzista Manola Musa, che aveva risposto al sindaco di non essere in vendita - e non avendo trovato alternative neppure facendo appello ai partiti di maggioranza, Maragno ha nominato un altro uomo in giunta. Secondo Sel, invece, il sindaco avrebbe dovuto procedere a «un'accurata e approfondita istruttoria», come evidenziato anche nella sentenza del Consiglio di Stato numero 406 del 2016, e non delegare altri per la ricerca della quota rosa.

«Sostanzialmente», si afferma nel ricorso, «ci si è limitati a interpellare le poche rappresentanti del Consiglio comunale, rimettendo, poi, la ricerca ai partiti di maggioranza. È chiaro che, in tal modo, il sindaco è venuto meno al proprio dovere di fare un'ampia ricerca di personalità femminili, demandando, per di più, l'istruttoria a soggetti (i gruppi consiliari), la cui attività, della quale non sono specificate per altro le modalità, oltre che non poter avere alcuna ufficialità né alcun supporto probatorio, non può sostituirsi a quella dell'unico responsabile della nomina assessoriale». Inoltre, a detta dei ricorrenti, la natura fiduciaria dell'incarico non può giustificare la limitazione dell'interpello ai sostenitori del sindaco, ma avrebbe dovuto spaziare a tutta la società civile».

Secondo Sel, infine, non regge neppure la motivazione dell'urgenza di fare la nomina. «Laddove fosse stato davvero sussistente uno stato d'urgenza circa la nomina assessorile», si evidenzia, «la ricerca della professionalità richiesta sarebbe dovuta passare attraverso la chiara enunciazione dei requisiti che detta figura avrebbe dovuto possedere».

Antonella Luccitti

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