Semaforo che multa: la foto non basta

Diventa un caso in Abruzzo la decisione del giudice di Pescara che annulla la contravvenzione e ridà 6 punti della patente
PESCARA. Tutti possono sbagliare. Anche il più implacabile dei semafori che multano chi passa con il rosso immortalando con una o più fotografie l’automobilista. Ma proprio quegli scatti si sono rivelati un tallone d’Achille che ha fatto annullare sia la multa che la detrazione di sei punti dalla patente di guida. Lo ha sentenziato un giudice di pace di Pescara il 10 aprile scorso, accogliendo il ricorso curato dall’avvocato Carla Tiboni e cancellando una contravvenzione di 163 euro, più la pena accessoria dei punti decurtati. Il semaforo non infallibile è quello molto noto di Montesilvano, piazzato lungo Corso Umberto, all’incrocio con via Adige, che ha fruttato al Comune incassi per oltre 11mila multe. La sentenza diventa un precedente che può dare il via libera a un’ondata di ricorsi anche contro altri impianti sparsi in Abruzzo. Entrando nel merito, la multa impugnata era stata fatta a una automobilista che viaggiava alla guida di una Mini, il 5 febbraio del 2017 alle ore 17,41. La donna procedeva sull’auto che le era stata prestata da un’amica in direzione Sud-Nord, verso il centro della città ma «oltrepassava l’intersezione semaforica nonostante la lanterna proiettasse luce rossa per il suo senso di marcia», scrissero i vigili urbani nella contestazione, allegando le immagini fotografiche. Ma la multa è stata impugnata e, oltre un anno dopo, annullata. I motivi, secondo la difesa, si riassumono in due passaggi emersi durante il processo: «La mancata produzione del filmato (la Polizia municipale non è stata in grado di reperirlo), non forniva la certezza dell’identificazione dell’autovettura sulla base delle sole fotografie; inoltre il Comune non ha fornito la prova, richiesta dalle opponenti, dell’esecuzione delle verifiche/controlli/taratura annuali o comunque periodiche cui l’apparecchiatura di rilevazione usata nell’occorso deve essere sottoposta». Il Comune, quindi il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, che si è costituito in giudizio attraverso l’avvocato Bruno Gallo, ha cercato di smontare questi due punti, ma secondo l’avvocato della multata, quando era scattata la luce gialla la sua assistita si trovava già a ridosso della striscia di arresto «cosicché non avrebbe potuto frenare e arrestare il mezzo in condizioni di sufficiente sicurezza». E questa ricostruzione poteva essere riscontrata solo attraverso un filmato e non con semplici scatti fotografici. Per ciò che riguarda il buon funzionamento dell’attrezzatura che rileva le infrazioni, la Corte Costituzionale nel 2015 ha affermato che «l’assenza di verifiche periodiche di taratura può pregiudicarne l’affidabilità». Così è accaduto in questo caso, visto che il Comune non ha fornito la prova della verifica periodica dell’apparecchiatura. E chissà per quanti altri semafori-vigili d’Abruzzo accade la stessa cosa.

