Sempre meno personale in Comune, appello al prefetto

4 Novembre 2020

CASTIGLIONE A CASAURIA. Un appello al prefetto di Pescara Giancarlo Di Vincenzo. Lo hanno lanciato i consiglieri comunali di minoranza di Castiglione a Casauria, Nunzio Caiano, Dino Trotta e...

CASTIGLIONE A CASAURIA. Un appello al prefetto di Pescara Giancarlo Di Vincenzo. Lo hanno lanciato i consiglieri comunali di minoranza di Castiglione a Casauria, Nunzio Caiano, Dino Trotta e Pietrangelo Berardino Giuliani, perché il personale in servizio in Comune è sempre più esiguo e questa «emorragia», come la definiscono, si ripercuote «inevitabilmente sui cittadini, in termini di servizi».
Nella lettera a firma dell'opposizione inviata al prefetto vengono ripercorse le vicende degli ultimi anni relative al personale, che si è andato via via «impoverendo senza alcuna iniziativa mirata a bloccare questa perdita». Un vigile urbano e un operaio sono andati in pensione, l'anno scorso è stata autorizzata la mobilità in altro Comune della responsabile dell'Urp, e il mese scorso la giunta ha dato il via libera alla mobilità del geometra, «risorsa preziosa per un centro impegnato nella ricostruzione post terremoto». E quindi «rimarrà solo il responsabile dell’Anagrafe, visto che l’unico operaio rimasto sarà collocato in pensione entro un anno», dicono sempre dalla minoranza. Eppure il sindaco attuale e quello precedente «non hanno assunto iniziative per tutelare o potenziare l’organico ma hanno avallato la mobilità del personale».
Castiglione, ricordano Caiano, Trotta e Giuliani, è «colpito dalla emigrazione e dalla mancanza di progetti di rilancio, ma ha enormi potenzialità per la storia, l’architettura e l’agricoltura" del paese e si pensi a due prodotti tipici, quali l'olio e il Moscatello. Al prefetto Di Vincenzo viene chiesto di «vigilare sull’operato dell'amministrazione per gli opportuni provvedimenti», visto che a nulla sono servite le richieste di iniziative avanzate alla maggioranza, definita «sonnecchiante». Vanno «evitate ulteriori perdite di addetti», concludono i tre, perché «ne farebbe le spese la popolazione». (a.s.)