Senato, per i quattro eletti c’è il via libera dei giudici

Oggi l’ufficialità per la Camera dopo il susseguirsi di voci sul ritorno di D’Eramo Da lunedì si formeranno i gruppi parlamentari, l’insediamento ci sarà giovedì
PESCARA. Partita chiusa per il Senato. Non ancora per la Camera ma è solo una questione di poche ore. Gli uffici elettorali hanno spedito ieri alle prefetture e al Senato stesso le carte della convalida di Guido Quintino Liris, Etelwuardo Sigismondi, Gabriella Di Girolamo e Michele Fina che da eletti sulla carta diventano quindi ufficiali. La commissione elettorale che deve dare il via libera per la Camera è stata invece rimandata perché la Cassazione non dipana ancora la matassa a livello nazionale. Siamo infatti alla terza verifica dei dati sulla distribuzione dei seggi mentre ieri si rincorrevano voci di un rientro in corsa del leghista Luigi D’Eramo. I nodi saranno sciolti oggi.
I TREDICI ELETTI. I primi due elenchi della Camera, salvo sorprese, stanno per essere ufficializzati.
Proporzionale Camera: Fabio Roscani (romano di FdI), Rachele Silvestri (marchigiana di FdI), Nazario Pagano (FI), Luciano D’Alfonso (Pd), Daniela Torto (M5S), Giulio Cesare Sottanelli (Azione-Iv).
Uninominale Camera: Alberto Bagnai (Lega), Guerino Testa e Giorgia Meloni (FdI).
Proporzionale Senato: Etelwardo Sigismondi (FdI), Gabriella Di Girolamo (M5S) e Michele Fina (Pd).
Uninominale Senato: Guido Quintino Liris (FdI).
Al centrodestra sono andati otto seggi su 13 (FdI sei, FI uno e Lega uno); al centrosinistra 2 (Pd), ai 5 Stelle due e infine uno ad Azione-Italia Viva.
L’INSEDIAMENTO. Le nuove Camere si formeranno giovedì 13 ottobre e subito dopo, una volta che saranno stabilite le formazioni dei gruppi parlamentari, il primo passo ufficiale della nuova legislatura sarà l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.
IL CAPO DELLO STATO. La tappa successiva vedrà come protagonista assoluto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che darà il via alle consultazioni per decidere a chi affidare il mandato di formare il nuovo governo.
Di norma le consultazioni iniziano un mese dopo le elezioni ma, visti i margini strettissimi legati alla necessità inderogabile di approvare la nuova legge di Bilancio, il capo dello Stato potrebbe dare il via ai suoi colloqui anche con qualche giorno di anticipo, guadagnando così del tempo molto prezioso.
IL NUOVO GOVERNO. La regola dice che se il risultato delle elezioni dovesse essere netto, con una chiara maggioranza già pronta a dare vita all’esecutivo del dopo Mario Draghi, le consultazioni potrebbero essere molto brevi. In caso invece di una situazione più complessa, i tempi andrebbero inevitabilmente ad allungarsi.
Ma l’esito del voto non lascia spazio ai dubbi: i tempi sono da calcolare in difetto e non in eccesso. Cioè l’attesa sarà più breve rispetto a quella canonica e ci permette di quantificare un margine massimo di un mese e mezzo tra il giorno delle elezioni, il 25 settembre, e la formazione del governo, che potrebbe essere pronto nella prima decade di novembre. Ma secondo Giorgia Meloni, la premier in pectore, il traguardo sarà tagliato molto prima.

