Sensi, direttore di Neurologia: «Ecco i campanelli d’allarme»

18 Settembre 2020

PESCARA. Quel senso di smarrimento e confusione che assale quando si è costretti a ricordare. Non sapere dove è posteggiata la macchina, dove si trovano le chiavi di casa e il cellulare scomparsi, la...

PESCARA. Quel senso di smarrimento e confusione che assale quando si è costretti a ricordare. Non sapere dove è posteggiata la macchina, dove si trovano le chiavi di casa e il cellulare scomparsi, la pianificazione dei pasti o perdersi sulle strade, sono il segnale che la memoria sta andando in default. La speranza di migliorare lo stile di vita, nelle fasi più difficili della malattia, sono i nuovi farmaci sperimentali in arrivo. Il professor Stefano Sensi, direttore dell'unità di Neurologia molecolare del Cast, Centro studi avanzati e tecnologie dell'università D'Annunzio Chieti-Pescara e neo direttore del dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze cliniche dell'ateneo, oltre che responsabile del centro di riabilitazione cognitiva per le demenze del distretto sanitario di San Valentino (circa 600 casi trattati ogni anno), analizza l'emergenza destinata a crescere con l'aumento della popolazione anziana e rivela l'arrivo, nel 2021 e superati i test, della nuova classe di farmaci salvavita.
Professor Sensi, a che punto siamo con la cura?
«Dopo anni di stasi e farmaci panacea, siamo finalmente in dirittura d'arrivo con una nuova classe di farmaci. Sono vaccini che favoriscono risposte immunitarie contro l'amiloide, la proteina anomala che danneggia le cellule nervose ed è ritenuta uno dei principali responsabili dell'Alzheimer. Le sperimentazioni cliniche hanno mostrato, seppur con perplessità risolvibili con ulteriori e futuri test, che queste molecole, Aducanumab, Ban2401, Gantenerumab, possono funzionare in una percentuale di pazienti caratterizzata da una forma più aggressiva, primariamente neurodegenerativa della malattia. A breve, primi mesi del 2021, la Fda prenderà la decisione che potrebbe avere carattere epocale: decidere se autorizzare l'immissione nel prontuario di tali farmaci con potenzialità curative. Ulteriore elemento di ottimismo arriva dall'aver recepito a livello regionale il piano diagnostico terapeutico per le demenze».
Quali sono i segnali che devono preoccupare?
«I malati hanno la memoria a breve termine. Diventa affannoso persino affrontare un breve viaggio sulla strada percorsa tutti i giorni e non sapere all'improvviso se girare a destra o a sinistra, ad esempio. Fanno i conti con difficoltà di linguaggio, comunicazione, concentrazione, percezione visiva, presentano disturbi comportamentali come depressione, abulia, svogliatezza, apatia».
Chi viene colpito maggiormente?
«Le donne over 70, forse per ragioni ormonali. Ma anche uomini e in piccolissima misura i giovani. La malattia concede al massimo 10 anni di vita, salvo rare e fortunate eccezioni». (c.co.)