«Senza ascensore da 8 mesi Abbandonati a noi stessi»

3 Febbraio 2018

Grido di allarme da via Rio Sparto 15: niente lavori dopo l’incendio di maggio

PESCARA. «Chiedo solo di vivere dignitosamente. Perché ora mi vergogno di abitare in questa casa». Norma Morelli, 56 anni, non ne può più di vivere rinchiusa nel suo appartamento all’ultimo piano di via Rio Sparto 15, in un palazzo dell’Ater di sei piani che è ridotto davvero male.
È dal 30 maggio che attende un intervento nell’edificio: quella notte un incendio appiccato all’ascensore ha mandato in tilt tutto l’impianto. Da allora niente più ascensore. Questo vuol dire che «rientro a casa e poi non esco più, anche per un giorno intero, perché ho dei problemi di salute e non posso fare le scale fino al sesto piano più volte al giorno. Mia figlia, invece, ha cominciato a soffrire di crisi convulsive dall’incendio».
Il problema è comune a molte persone, in questo palazzo. Basti pensare alla donna che si muove su una sedia a rotelle, sempre al sesto piano, ed esce solo «con l’ambulanza». Ai piani più bassi c’è anche una donna in condizioni di salute precarie, «che ha bisogno dell’ossigeno», e c’è pure un bimbo malato, a cui le scale andrebbero risparmiate. È appena morta, invece, una donna che aveva problemi respiratori. «Dopo il rogo non era più uscita. Ha avuto una crisi proprio sotto casa, è finita in ospedale e lì è morta».
Morelli ricorda come «un incubo» la notte in cui c’è stato l’incendio. Erano le 2.30 quando si è sentito un rumore sordo, un botto, e dall’ascensore si sono sprigionate le fiamme, al piano rialzato vicino al portone del palazzo. Subito dopo il fumo ha invaso il vano scale, salendo sempre più su, fino al sesto piano, dove ci sono gli appartamenti, e anche oltre, nella mansarda, dove ci sono degli stanzini che ancora oggi sono anneriti da quel fumo. «Io ero in casa con mia figlia e con i due bambini», che hanno 11 e 5 anni. Stavano dormendo tutti.
Quando hanno capito dell’incendio madre e figlia si sono abbracciate, hanno stretto i bambini a loro e hanno cominciato a piangere per paura. «Ci siamo affacciati da una finestra per respirare un po’ d’aria pulita e siamo stati gli ultimi ad essere salvati dai vigili, che sono arrivati con l’autoscala. Io sono fuggita, sono andata via, qualcuno è finito in ospedale, intossicato».
È passata l’estate, poi le feste di Natale, è cominciato un altro anno. E non si è mossa foglia. «Ci sentiamo abbandonati a noi stessi», prosegue Morelli. «Ci incontriamo nel palazzo e ci diciamo che la situazione è invivibile, non solo per l’ascensore. Le condizioni del palazzo sono schifose. E basta guardarlo da fuori. D’altronde sono 17 anni che sto lì e non ho mai assistito a un intervento. Io ho chiesto un’altra casa, una famiglia se n’è andata. Quando ho bisogno di qualcosa devo provvedere da me, per i lavori».
L’ultimo problema in casa Morelli è legato all’umidità. «In casa piove da un po’ di tempo: in camera, nel corridoio che porta alle camere e anche in bagno». Lo ha segnalato agli uffici competenti, ma dall’Ater non arrivano mai le risposte sperate. E così ha deciso di rivolgersi al Centro, mossa dalla disperazione. «Fanno delle promesse che poi non mantengono» e i mesi continuano a passare. «Fino ad oggi hanno solo imbiancato le scale, ma i segni dell’incendio si vedono ancora. Dell’esterno, poi, meglio non parlarne. Eppure ho sempre pagato tutto regolarmente. Sono una persona onesta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA