Senzatetto muore vicino alla cattedrale

12 Novembre 2024

Augusto Zamponi, 57 anni, trovato senza vita su una panchina. Si era buttato il passato alle spalle e voleva ricominciare

PESCARA. Hanno un nome, un cognome, e soprattutto un volto. Ma spesso rimangono invisibili sul ciglio della strada, davanti al continuo viavai di gente che corre per stare al passo con la frenesia quotidiana. E loro, uomini e donne che per vari motivi hanno perso tutto e si trovano a vagabondare per la città, rimangono a terra fermi, spesso con un bicchierino di plastica vicino e le mani aperte in attesa che qualcuno gli poggi una monetina sul palmo. È questo l’unico modo per provare a farsi notare nel trambusto della città, per chiedere un aiuto e cercare di arrivare a fine giornata. Il numero delle persone senzatetto in città continua a salire, ora in fila davanti alla porta della Caritas non ci sono solo extracomunitari, ma anche italiani. Poi capita che per un uomo, italiano di 57 anni, una panchina di un parchetto o le scale di una delle chiese più frequentate di Pescara diventano i posti su cui passare il resto della giornata. Così Augusto Zamponi trascorreva le sue giornate. Ieri mattina, poco prima delle 5, sulla panchina dei giardinetti della cattedrale di San Cetteo il suo cuore non ha retto più. Intorno alle sei e mezza un passante si è accorto del suo corpo senza vita. Il 118 non ha potuto fare altro che confermare il decesso avvenuto per cause naturali, sul posto si è precipitata anche la volante della polizia per i rilievi. Neppure qualche settimana fa, un altro uomo, 45 anni di origine romene, è stato trovato senza vita sulla panchina del parco Coppa Acerbo, in via del Santuario, a Pescara Colli. Anche lui, come Augusto Zamponi, aveva un volto, una storia.
«AMICO DI TUTTI»La morte di Augusto Zamponi ha lasciato tutti i cittadini della zona senza parole, anche monsignor Francesco Santuccione, parroco della Cattedrale di San Cetteo. «Augusto era un amico di tutti», racconta, «era buono e disponibile, sempre con il sorriso. Lui chiedeva solo di essere accolto ed amato, i suoi occhi erano buoni». Dopo aver lasciato le case popolari, Zamponi ha passato alcuni anni in carcere: uno sbaglio di cui sembrava di essersi pentito e da cui voleva provare a ricominciare. «Ha provato più volte a cercare un lavoretto e reinserirsi nella società», racconta Diego Ciancetta, responsabile del punto parrocchiale della Caritas, «ma non è sempre facile per queste persone». Così Augusto era finito a vagare intorno alla Cattedrale di San Cetteo: sempre presente alle sette di mattina quando Ciancetta arriva per servire la colazione a chiunque ne ha bisogno. «Mi aiutava a preparare il caffè», racconta Ciancetta, «poi si metteva sulle scale della chiesa e faceva da guardiano. Era affezionato a quel posto, lo proteggeva e ci raccontava subito se accadeva qualcosa di strano o pericoloso. Sempre educato e rispettoso, non faceva male a nessuno». Augusto, aveva cercato di buttare alle spalle il suo passato, e regalava un sorriso a tutti. Anche in cambio di niente. «L’uomo oggi è diventato troppo egoista», torna a sottolineare don Francesco, «ha perso la dimensione trascendentale, non condivide più. Ma l’uomo senza il rapporto con gli altri vive un dramma esistenziale. Quando l’uomo rimane solo, sta male e soffre».
UNA PANCHINA COME LETTOAugusto Zamponi entrava in chiesa di prima mattina per lavarsi e usare i servizi igienici; poi vagava per la zona, passando dal parchetto al Corso per chiedere qualche monetina ai passanti. Scesa la sera, per chiudere qualche ora gli occhi, si allungava sulla panchina della fermata del bus, davanti alla sede dell’associazione Allegrino, in via Alento. Anche nelle notti più fredde, si copriva con qualche coperta e cappotto che gli aveva donato la parrocchia. «A volte gli rubavano anche quel poco che aveva e noi lo aiutavamo», continua il volontario Caritas.
LA FILA ALLA CARITASMa Augusto non era il solo a chiedere aiuto alla Caritas. Con lui si sono messe in fila anche decine di persone. Ogni giorno di più. «Ci sono sempre 50-60 persone», racconta Ciancetta, «ma sono oltre cento quando diamo anche qualche soldo». A chiedere aiuto ci sono anche gli italiani: «Arrivano i pensionati ma anche le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, la signora che va a fare le pulizie e guadagna poco. Il risparmio oggi è su tutto perché non è facile vivere con una piccola pensione. La metà delle persone in fila è italiana».
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