Sequestrata in casa dopo le finte nozze: inflitte due condanne

19 Dicembre 2020

Oltre 9 anni di reclusione a due uomini per un matrimonio  combinato con una donna marocchina, tenuta segregata

PESCARA. Due pesanti condanne per complessivi 9 anni di reclusione e una assoluzione. Si è chiuso così il processo a carico dei due principali imputati della vicenda giudiziaria che andiamo a raccontare: Alberto Montefusco, condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione, e Fabrizio Comignani, condannato a 4 anni e 5 mesi, entrambi difesi dall'avvocato Antonio Di Blasio; mentre il terzo imputato era Donato Alan Natale (difeso da Luigi Immanuel Aloè), che è invece stato assolto dall'unico reato di cui rispondeva e cioè sfruttamento della prostituzione. Una storia che riguarda i reati di immigrazione clandestina, di cui rispondevano i due condannati, mentre il solo Montefusco aveva anche l'accusa di sequestro di persona, guida senza patente e violazione dei sigilli dell'auto posta sotto sequestro. Al centro dell'inchiesta (i fatti risalgono al 2015) l'ingresso in Italia di una marocchina priva di qualsiasi permesso. Ma come sarebbe maturata questa storia? Comignani e Montefusco decidono di recarsi in Marocco alla ricerca di una moglie per Montefusco che, dagli atti del processo, risulta essere dichiaratamente omosessuale. Partono comunque per il Marocco per espletare tutte le pratiche per il matrimonio: incartamento anche piuttosto complicato in quanto il governo marocchino vuole acquisire anche la denuncia dei redditi del marito italiano. Sta di fatto che Montefusco avrebbe presentato una falsa dichiarazione del 730, unendosi così in matrimonio con Amal in Marocco nel 2013. Ma secondo l'accusa Montefusco avrebbe preteso e si sarebbe fatto consegnare dalla donna, 6.700 euro «per il matrimonio contratto solo al fine», scrive l'accusa, «di avere ingresso in Italia per il ricongiungimento familiare, quindi al fine di munirsi di un titolo valido per fare ingresso in Italia». Montefusco avrebbe fornito alla donna tutte le informazioni sul viaggio che di lì a poco avrebbe intrapreso. Ad attenderla all'aeroporto c'era l'amico Comignani che la porta a casa sua dove arriva Montefusco a prenderla. Ma come viene fuori questa storia? Quando la finanza, in relazione ad un sequestro dell'auto di Montefusco, si reca nella sua abitazione e vi trova questa donna apparentemente costretta in casa. Le indagini avrebbero poi accertato che non poteva uscire se non accompagnata e Montefusco le aveva tolto «ogni possibilità di allontanamento autonomo e ogni possibilità di comunicazione con altre persone».
Non solo, ma la donna era costretta a restare in quella casa anche «quando lui si prostituiva», come si legge nel capo di imputazione. L'avvocato di Blasio in dibattimento ha cercato in ogni modo di distinguere le due posizioni visto che Comignani non avrebbe fatto altro che accompagnare l'amico in quella trasferta marocchina, ma la pena comminata dai giudici del tribunale ai due, alla fine si differenzia per soli tre mesi. Già annunciato il ricorso in appello.