Sequestrate due case d’appuntamento

16 Marzo 2018

In via Venezia Giulia e via Lucania si prostituivano transessuali sfruttati da un colombiano che subaffittava le camere

MONTESILVANO. Ha preso in affitto due appartamenti e li ha trasformati in case d’appuntamento dove si prostituivano transessuali colombiani che pagavano 350 euro ciascuno, ogni settimana, per utilizzare quelle camere. Il “giro” è stato scoperto dalla polizia che, dopo aver ricevuto una denuncia, ha avviato gli accertamenti. E nelle ultime ore si è arrivati al sequestro preventivo dei due appartamenti, che si trovano a Montesilvano in via Venezia Giulia e in via Lucania.
Al centro della vicenda a luci rosse c’è un transessuale di origine colombiana, che ha trent’anni e vive in uno dei due appartamenti finiti sotto sequestro anche se ieri, durante il blitz, non era in casa e potrebbe essere tornato in Colombia. Qualcuno, conoscendo la situazione, ha scritto alla polizia segnalando che lo straniero ospitava in subaffitto diversi connazionali, anche loro transessuali, dai quali si faceva pagare cifre d’oro. Il trentenne incassava, infatti, 350 euro a settimana da ciascuno degli inquilini a cui aveva aperto le porte delle due case. Lui, invece, versava complessivamente 900 euro a titolo di affitto, 450 per ognuno dei due appartamenti (di proprietà della stessa persona, estranea ai fatti). Un bel ricavo, per il trentenne che, chiudendo un occhio, consentiva ai transessuali di prostituirsi in quelle case. È quanto sostiene la squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si è occupata della indagini dopo aver ricevuto la denuncia.
L’attività della Mobile si è concentrata, tra l’altro, sulle testimonianze di chi frequentava quelle abitazioni e sapeva che venivano utilizzate dagli occupanti come case di appuntamento. C’era un via vai continuo, ad ogni ora del giorno e della notte, hanno raccontato alla polizia. E anche due dei transessuali che si prostituivano lì dentro hanno ammesso tutto, parlando della presenza di altre persone che si vendevano negli appartamenti di via Venezia Giulia e via Lucania.
Il colombiano che ha escogitato il costosissimo subaffitto non si limitava ad accogliere in casa i connazionali che poi si prostituivano. Sempre stando agli accertamenti della Mobile il trentenne si preoccupava anche di aiutare i colombiani ad arrivare in Italia. Prima della partenza dal Sud America il transessuale di preoccupava di aiutare gli amici a predisporre i documenti per l’ingresso nel nostro paese.
Una volta raccolti tutti gli elementi la Mobile ha prospettato il quadro alla Procura e il sostituto procuratore Rosangela Di Stefano ha condiviso il lavoro degli investigatori chiedendo il sequestro preventivo delle due case. Lo ha disposto il gip Elio Bongrazio nei confronti del transessuale, locatario degli appartamenti, indagato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
La perquisizione nei due appartamenti, effettuata ieri durante l’operazione di sequestro, non ha fatto altro che confermare quanto già accertato dalla polizia. Nelle case, infatti, sono stati trovati profilattici, elettromassaggiatori e creme erotiche: tutto materiale che riconduce agli appuntamenti a luce rosse che si svolgevano in quegli alloggi.
Tra l’altro ieri mattina è stato necessario far intervenire i vigili del fuoco per entrare in un appartamento perché i due occupanti non aprivano la porta. Dormivano, hanno detto alla polizia. L’altro, invece, è stato trovato vuoto. (f.bu.)
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