Sequestro stipendio dell’ex prefetto Il caso potrebbe finire alla Consulta

PESCARA. Per i difensori di Francesco Provolo, uno dei 30 imputati del procedimento sul disastro dell'hotel Rigopiano, il sequestro conservativo dello stipendio dell'ex prefetto di Pescara, disposto...
PESCARA. Per i difensori di Francesco Provolo, uno dei 30 imputati del procedimento sul disastro dell'hotel Rigopiano, il sequestro conservativo dello stipendio dell'ex prefetto di Pescara, disposto dal gup Gianluca Sarandrea nell'udienza del 30 ottobre scorso, sarebbe viziato da una questione di legittimità costituzionale. Nel corso dell'udienza di ieri davanti ai giudici del riesame che dovranno decidere se annullare o no quel provvedimento che riguarda anche altri due imputati (i dirigenti regionali Carlo Vista e Sabatino Belmaggio, anche loro ricorrenti), questa eccezione è stata uno degli argomenti portanti della discussione. Secondo la difesa di Provolo (avvocati Sergio Della Rocca e Massimo Galasso) non può esistere una sorta di automatismo nel disporre il sequestro perché si verificherebbe una sorta di violazione del principio di eguaglianza tra chi possiede immobili e chi vive del solo stipendio. «Quanto più sarà modesto il patrimonio del malcapitato», scrivono gli avvocati nel ricorso, «tanto più lo stesso risulterà aggredibile, essendoci maggiori possibilità che appaia insufficiente rispetto alla richiesta di potenziale danno, con l'effetto di inibire una qualsiasi difesa nel procedimento cautelare proprio in capo a coloro che godono di minori disponibilità. Insomma: chi più possiede, avrà maggiori chances di continuare a disporre dei propri beni, a differenza di chi si trovi ad essere meno abbiente». Anche perché quei beni immobili non potranno essere toccati fino alla fine del processo e sono sempre nella disponibilità dell'imputato, mentre gli stipendi verrebbero aggrediti da subito e soprattutto senza che ci sia ancora una sentenza di colpevolezza. Da qui, il tema sollevato sui diritti di rango costituzionale di cui tenere conto e che «vanno correttamente bilanciati a fronte di esigenze contrapposte»: quelle delle parti civili e dell'imputato.
Non è dello stesso avviso l'avvocato Romolo Reboa che ha ottenuto il provvedimento in favore di alcune parti civili che rappresenta. «C'è stata un'ampia discussione su temi di diritto costituzionale», ha commentato, «e di interpretazione della norma: discussione che ora è al vaglio dei giudici che si sono riservati la decisione. Il problema della capienza patrimoniale, se si basa sulla interpretazione della norma, oggi non ha senso». Diversa l'eccezione posta dall'avvocato Eugenio Galassi che difende Visca, oggi pensionato e non più dipendente regionale. «Gli emolumenti sono differenti e hanno natura e logica diversa», afferma Galassi, «e dunque visto che la forma non è mutabile, e le parti civili hanno chiesto il sequestro dello stipendio e non della pensione, il giudice non può decidere su quello che non è stato richiesto». Ma questo aspetto è facilmente superabile in quanto Reboa presenterà una nuova richiesta qualora il tribunale dovesse dargli torto. La decisione del riesame dovrebbe arrivare fra una decina di giorni.
Intanto, domani è in programma l'udienza preliminare del maxi processo su Rigopiano. Stando alle previsioni e considerato il problema Covid, tutto si dovrebbe chiudere in brevissimo tempo: quello necessario per formalizzare l'incarico a un perito per la trascrizione di una parte delle intercettazioni che sono solo quelle legale al depistaggio. Poi verrà fissata una nuova data, presumibilmente a fine gennaio.

