Sette figli in casa e un solo computer Turni per seguire le lezioni online

22 Marzo 2020

PESCARA. La prima sveglia a suonare è di Daniele. Ventidue anni, studente universitario in Scienze Storiche, è ritornato da Milano prima che l'epidemia esplodesse in tutta la sua aggressività. E con...

PESCARA. La prima sveglia a suonare è di Daniele. Ventidue anni, studente universitario in Scienze Storiche, è ritornato da Milano prima che l'epidemia esplodesse in tutta la sua aggressività. E con il rientro a casa, l'unico modo per ritagliarsi un momento tutto per sé è quello di alzarsi prima degli altri. Daniele è il maggiore di sette figli di una famiglia numerosa di Pescara, oggi più che mai, nell'emergenza coronavirus, stretta nella sua quotidianità. In una casa a due piani, di poco più di cento metri quadri, vivono Marco e Simona Berardi, insieme ai figli Daniele, Davide (19), Emanuele (quasi 17), Samuele (15), Diletta (12), Paolo (10) e Karim di 11 anni, originario del Senegal, in affido familiare da oltre sei. Tra il decreto che aveva istituito nel nord Italia le prime zone rosse e quello che ha esteso il lockdown, Marco e i suoi soci di un'azienda di assistenza software hanno optato per lo smart working. È così che casa è diventata anche il suo ufficio.
LA MATTINA. Se Marco lavora, i ragazzi, specie durante la mattina, sono alle prese con compiti e didattica virtuale. Il tutto facendo i conti con la disponibilità di tre pc, un tablet e qualche cellulare. Un computer è a uso esclusivo di Daniele che, oltre a seguire le lezioni a distanza dell'università, collabora con una testata giornalistica sportiva. Un altro per il lavoro di Marco. «Poi c'è Emanuele, che frequenta il Galilei, e la mattina deve entrare nelle classi virtuali», racconta Marco Berardi. «Dalla prossima settimana potremmo avere qualche problema in più perché anche il liceo Marconi, che frequenta Samuele e la scuola media Antonelli, dove va Diletta, si stanno attrezzando con la didattica on line live. In quel caso, non avendo computer per tutti, sarà complicato. È per questo che abbiamo richiesto alle insegnanti di registrare le lezioni, per permettere alla nostra, così come anche ad altre famiglie, una più facile organizzazione». Mentre marito e figli la mattina studiano e lavorano, Simona sfaccenda, tra le pulizie e le tante lavatrici e lavastoviglie che i numeri dei componenti della sua famiglia le impongono. Ulteriormente potenziate in piena emergenza da coronavirus, dove le armi principali di contrasto sono isolamento sociale e attenzione all'igiene.
PIÙ UNITI. Intorno alle 13 tutti a tavola. «Ormai non capitava da tempo che riuscissimo a pranzare e cenare tutti insieme», spiegano Simona e Marco. «Daniele studia fuori e Davide, che gioca come portiere nella Tombesi Ortona, squadra di calcio a 5 in A2, è spesso fuori per trasferte. Questa situazione, invece, ha reso ancora più vivo quel senso di famiglia e di unità che ci ha sempre caratterizzati». L'isolamento forzato acuisce le difficoltà nella condivisione degli spazi per un nucleo familiare numeroso, ma l'altra faccia della medaglia è l'impossibilità di annoiarsi proprio stando uniti. I bambini nel pomeriggio giocano insieme, anche sfruttando il piccolo spazio all'aperto di cui dispone la casa in zona Portanuova. Di tv dai Berardi ce n'è una sola e allora i grandi, affermano i genitori, «tendono a eclissarsi lasciando il telecomando ai più piccoli. Cerchiamo però di trovare anche attività da fare insieme. Negli ultimi giorni, cosa mai accaduta prima, abbiamo riscoperto il Monopoli, che coinvolge tutti. Abbiamo partecipato a qualche flash mob. Ci riuniamo per parlare di questa situazione, ma anche per organizzarci e ritagliare al meglio i nostri spazi. I ragazzi hanno capito che quello che sta succedendo è una cosa seria», continuano. «All'inizio la chiusura della scuola è stata vissuta quasi come un momento di festa e chiedevano continuamente di uscire, ora hanno compreso che è importantissimo rispettare le regole e restare a casa».
LE PREOCCUPAZIONI. L'unico a muoversi è Marco. «Esco per fare la spesa per noi e per portarla ai miei genitori, anziani e con qualche patologia, lasciandola fuori dalla porta. Ho una sorella che lavora al 118 di Chieti e questo mi preoccupa particolarmente». Ma sono anche i conti ad allarmare Marco. «Con il decreto non possiamo andare a fare la spesa in supermercati troppo distanti e se questo da un lato ci ha fatto riscoprire le piccole botteghe alimentari, dall'altro ha aumentato i costi. Inoltre temo per i risvolti economici sulla mia attività lavorativa. Ho paura che il prossimo mese sarà particolarmente difficile». A ridare fiducia a questi due genitori preoccupati sono gli stessi figli che, tra risate e scherzi, alleggeriscono la tensione, ma anche la preghiera. I Berardi fanno parte del centro missionario diocesano di don Massimo Di Lullo e la fede è per loro «un grande aiuto. Soprattutto noi due», conclude Simona «sentiamo il peso di questa situazione e temiamo che il futuro non sarà più lo stesso, ma la preghiera ci dà serenità».