Settimana corta al D’Annunzio, è bufera

10 Giugno 2017

Genitori e studenti contrari all’idea di allungare l’orario dalle 8.15 alle 14 con rientro pomeridiano il venerdì. E sabato a casa

PESCARA. In classe dalle 8.15 alle 14 dal lunedì al giovedì. Il venerdi, stesso orario al mattino ma con pausa pranzo di mezz'ora (gli studenti potranno scegliere se usufruire del catering scolastico o portare il panino da casa) dalle 14 alle 14.30 e rientro in classe per due ore fino alle 16.30. Il sabato a casa con la famiglia. La didattica potrebbe essere rivista e alleggerita nelle ultime ore della giornata di lezione e niente compiti a casa il fine settimana.
Per ora è «solo una proposta» la settimana corta (in pratica, le lezioni dal lunedì al venerdì cone fine settimana libero) al liceo classico D'Annunzio, ma ha già scatenato polemiche tra una rappresentanza di genitori, docenti e allievi. Un centinaio di persone, ieri mattina, ha manifestato davanti all'istituto di via Venezia per dire no a quella che per il momento è solo una ipotesi progettuale, di stampo europeista, avanzata da quattro genitori (Susanna Della Torre, Daniela Iacobucci, Daniela Puglisi e Paola Damiani), previa consultazione con gli altri, della componente del consiglio d'istituto (che ne conta 18)al collegio docenti che ha accolto favorevolmente l'iniziativa. Infatti risultano essere 35 i membri del collegio docenti che hanno votato a favore della settimana corta, 33 i contrari e 2 gli astenuti. Una ipotesi al momento priva dell' ufficialità del consiglio d'istituto, che si riunirà il prossimo 15 giugno per deliberare.
Ma, prima di questo appuntamento, ci saranno due assemblee il 13 e il 14 giugno nell'aula magna dell'istituto, durante le quali docenti, genitori e studenti incontreranno il dirigente scolastico del D'Annunzio, Donatella D'Amico. Un incontro che non è stato possibile, ieri mattina, benchè richiesto dai manifestanti, «perché»riferiscono alcuni studenti, «la preside era impegnata nei vari consigli di classe per gli scrutini di fine anno». La dirigente ieri aveva annunciato di essere favorevole all'innovazione ma ha anche aggiunto che intende rimettersi «alle decisioni che emergeranno dagli incontri tra le parti».
L'ipotesi di settimana corta non trova d'accordo una rappresentanza di almeno 330 genitori (i firmatari di una petizione inviata alla direzione scolastica) su 900 studenti del liceo classico tradizionale, gli unici interessati al provvedimento dal quale sono esclusi i 100 allievi del liceo europeo che già fanno 38 ore di lezione settimanali, sabato compreso.
Secondo i genitori dissidenti, la settimana corta «comporterà l’aumento del carico di lavoro per gli studenti che dovranno svolgere, in tempi ristretti, gli ampi programmi ministeriali che rimarranno invariati. E creerà forti disagi agli studenti pendolari, anche se sono una «sparuta minoranza», chiosa no i genitori secondo i quali, nel programma, sarebbe stato inserito «l'accorciamento a 50 minuti delle ore di lezione e due pause per la ricreazione, anzichè una».
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