Sevel, altro stop di 4 giorni per mancanza di materiali

15 Febbraio 2023

Il ministro Urso conferma gli incentivi: 8 miliardi e 600 milioni di euro in 7 anni

ATESSA. È arrivato proprio nelle stesse ore del primo confronto di Stellantis con i rappresentanti del Governo e dei sindacati l'annuncio dell'ennesimo stop produttivo di una delle più prolifiche fabbriche del gruppo, l'abruzzese Fca Italy, il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri in Europa che da oggi alle 22.15, fino alle 5.45 di sabato, interrompe le catene di montaggio per mancanza di materiali. Una situazione, quello dello shortage della componentistica, dai microchip fino alle scatole guida, motori, tergicristalli, radio, che da tempo sta sfiancando la ex Sevel, oggi Fca Italy, con frequenti stop and go, di cui l'ultimo, di una settimana, con tanto di richiesta di cassa integrazione, dal 23 al 30 gennaio.
IL TAVOLO MINISTERIALE
L'incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), coordinato dal ministro Adolfo Urso alla presenza di tecnici ministeriali, vertici di Stellantis e rappresentanti dei sindacati nazionali, è il primo con l'attuale Governo sulla verifica dell'attuazione del piano industriale "Dare forward" della casa motoristica. Il periodo storico-economico è uno dei più cruciali dall'avvento della tecnologia digitale, in una tempesta perfetta che coinvolge in pieno la quarta rivoluzione industriale, ovvero la recente commistione nell'industria con le tecnologie digitali, ingegneria robotica e artificiale, e proietta il settore automotive alle porte della transizione ecologica che vuole, in Europa, l'abolizione dei motori endotermici entro il 2035.
Il Governo, durante la riunione, si è presentato come interessato «a comprendere i meccanismi per vivere al meglio le transizioni digitale e ambientale e per far sì che siano realmente sostenibili, prioritariamente sul piano occupazionale». Inoltre, ha sostenuto «di voler lavorare in continuità con il precedente Governo in tema di contratti di sviluppo».
Il ministro Urso ha confermato significativi incentivi che il Governo ha messo e metterà in campo per il settore, tra cui 6 miliardi di euro tra il 2025 e il 2030 (un miliardo per ogni anno) da inserire nel quadro e 2,6 miliardi di euro in contratti di sviluppo già erogati, che hanno interessato cinque stabilimenti Stellantis, e di avere la necessità di capire come l’azienda intenda utilizzare questi incentivi per produrre modelli in Italia.
STELLANTIS
Da parte sua il quarto gruppo motoristico mondiale per volumi prodotti ha confermato di star lavorando a ritmi incessanti per la realizzazione del piano industriale presentato e di avere come obiettivi la libertà di mobilità, che deve essere connessa, sicura e accessibile. I costi delle autovetture elettriche sono tuttavia più alti rispetto al motore endotermico. Di qui la necessità urgente di rendere accessibile questa offerta riducendo i costi delle nuove tecnologie e sopperire alle problematiche che hanno caratterizzato questi anni (pandemia, mancanza semi-conduttori, prezzo delle materie prime). «Stellantis, come precisato dal Governo, ha assorbito circa il 40% delle risorse erogate», dichiara Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic Confsal, «ma vi è invece la necessità di sottolineare l’altro dato, ovvero che il 60% delle risorse è andato agli altri, ossia produttori cinesi, coreani, giapponesi e tedeschi. Questo è un segnale che denota una mancanza nella visione della politica industriale in Italia».
INCENTIVI
Servono contributi per l'acquisto di auto e veicoli elettrici. Lo ha detto Stellantis e lo hanno ribadito i sindacati. «La questione incentivi resta fondamentale», dice Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl, «Il gruppo ha fatto presente che oggi questi non sono orientati rispetto al cambiamento sull'elettrico, per quanto ci riguarda serve maggiore attenzione da parte del Governo soprattutto indirizzandoli alle produzioni italiane. Altro elemento che ci preoccupa riguarda i motori l'Euro 7, l'imposizione che vengono a livello europeo su queste motorizzazioni rischiano di mettere in pericolo alcune produzioni italiane. Confidiamo su queste partite nell'impegno preso da ministro Urso».
«A Stellantis», dichiarano Rocco Palombella e Gianluca Ficco della Uilm, «chiediamo di procedere con tutti i lanci programmati fino alla completa saturazione delle fabbriche e di assegnare nuove missioni produttive a quegli stabilimenti che sono legati al motore endotermico e che ancora non conoscono il loro futuro».
FCA ITALY
Lo stabilimento modello del gruppo vede confermato il suo ruolo di leadership nella business unit dei veicoli commerciali Stellantis, con il nuovo sviluppo del veicolo x250 Ducato, carrozzato anche nelle altre versioni di PSA e l’ampliamento dell’accordo con Toyota e Opel che darà un contribuito aggiuntivo. Una buona notizia per una fabbrica che, da due anni, ha dovuto rinunciare suo malgrado anche ai 18 turni a causa della mancanza di materiali.
LA PROTESTA FIOM
Fuori dal ministero oltre 300 delegati Fiom si sono riuniti in un'assemblea pubblica per chiedere al ministro Urso garanzie su occupazione, salario e transizione ecologica. «L'azienda non ha portato nessun elemento di novità rispetto a quanto annunciato», rimarca Simone Marinelli, coordinatore automotive Fiom nazionale, «ed è del tutto evidente, come sottolineato anche dal ministro, che senza investimenti l'intera filiera soffre e non ha prospettive. Per tornare ad essere uno dei primi Paesi produttori in Europa occorrono nuovi modelli e nuovi volumi per saturare la capacità produttiva installata, ovvero tornare a produrre quasi 2 milioni di veicoli, a fronte dei poco più di 460 mila prodotti nel 2022».
TIMORI
La strategia aggressiva di Stellantis sul contenimento dei costi e l'internalizzazione di alcune attività resta ancora un nodo centrale da affrontare per i sindacati. Il gruppo sta chiedendo in questi giorni sconti fino al 7% sulle commesse e procede (così come avvenuto anche in Fca Italy ad Atessa) a inglobare alcune attività di manodopera specializzata rischiando allo stesso tempo di strozzare alcune fabbriche dell'indotto già oberate dai costi del caro energia e materie prime e di farne sparire altre.
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