Sfollati di via Borgiano si riaccende la polemica

28 Ottobre 2019

Oggi approda in consiglio comunale il caso delle 23 persone ancora senza casa  Il consigliere Catalano (Pd) e il comitato Rancitelli contro l’assessore Del Trecco

PESCARA. Approda oggi in consiglio comunale il caso degli sfollati di via Lago di Borgiano. Un'interrogazione sarà presentata dal consigliere Pd Stefania Catalano che anticipa: «Presto gli sfollati di via Lago di Borgiano saranno di nuovo sfollati dopo essere stati costretti ad abbandonare gli alloggi il 4 luglio 2017 dove vivere era diventato pericoloso per la stabilità delle tre palazzine», ai civici 14,18 e 22 e da dove, all’epoca, furono cacciate 236 persone. Catalano contesta le recenti dichiarazioni dell'assessore Isabella Del Trecco sulla perdita della titolarità del diritto all'abitazione in caso di rifiuto. Per il consigliere si tratta di una «disparità di trattamento tra le persone da sistemare (23) e quelle sfollate» 27 mesi fa, «che hanno potuto scegliere la casa meglio rispondente alle loro esigenze», con «criteri che hanno determinato l'ordine con cui gli assegnatari sono stati chiamati». Quindi, «oltre al danno, la beffa: saranno trattati diversamente: senza casa se non gli starà bene» quella proposta dal Comune. Quanto alle palazzine in costruzione a via Trigno, l'assessore alle Politiche della Casa, Del Trecco ha reso noto che «quelle case non saranno pronte prima dell’aprile 2021», mentre Catalano sostiene che «i lavori saranno terminati per giugno 2020», con quasi un anno di anticipo. Sullo stesso tenore l'intervento del comitato di quartiere "Per una nuova Rancitelli" guidato da Francesca Di Credico che attacca: «Il Comune fa il duro con i deboli. Quello che sta accadendo è esilarante se non fosse drammatico. Ad una lettura superficiale sembra che l'assessore alle Politiche della casa voglia applicare l'articolo 14 della legge regionale 96/1996 alla lettera: sì al diritto all'alloggio ma non diritto alla scelta. Si vorrebbe assegnare gli alloggi che saranno liberati con gli sgomberi in corso (anche al ferro di cavallo) dimenticando che finora è stata data la possibilità alle altre famiglie di scegliere dove stare», e che, «l'articolo 14 prevede l'ipotesi della rinuncia per gravi e giustificati motivi esponendo l'amministrazione ad una infinità di ricorsi nel caso in cui dovessero essere pronunciate le decadenze per ingiustificata rinuncia». Secondo il comitato «l’assessore pensa di ripristinare la legalità mettendo brave persone nelle case, senza una progettualità a lungo periodo. Gli amministratori dovrebbero chiedersi, invece, perché nessuno vuole andare ad abitare al ferro di cavallo. Forse perché nessuna amministrazione è riuscita a rendere libero il quartiere dalla criminalità».