Sfratto alla Caritas I volontari: «Questo per noi è un addio»

Il coordinatore Di Francesco: dopo 20 anni cessiamo di esistere, ma non per mancanza di poveri o di aiuti
MONTESILVANO. «Temo che questo sia un addio, più che un arrivederci». E’ così che, con palpabile amarezza, il responsabile della Caritas parrocchiale Sant’Antonio, Luciano Di Francesco, commenta la chiusura della sede di corso Umberto dove per quasi 20 anni sono state assistite migliaia di bisognosi. Da ormai una settimana, il centro animato da una ventina di volontari, che due volte a settimana offriva assistenza alle persone in difficoltà attraverso la consegna di vestiario, generi alimentari e per la cura della persona, aiuti economici ma anche conforto psicologico, ha chiuso i battenti.
All’origine dello smantellamento della sede, inaugurata il 18 dicembre 1998 durante l’amministrazione Gallerati e finora a carico del Comune, la riconsegna dei locali in affitto al proprietario e la difficoltà nel trovare una nuova sede. Nonostante la disponibilità dell’amministrazione nell’aprire le porte dell'ex Artigianluce, infatti, essendo un servizio della parrocchia Sant'Antonio, c’è la necessità che la sede sorga in centro. Così come, la disponibilità del Comune di fornire un contributo annuale non risolve il problema dell'affitto di una nuova sede. Ed è per questa ragione che ora i volontari sono alle prese con centinaia di scatoloni che per il momento verranno trasferiti nella sede pescarese della Caritas diocesana in attesa di una soluzione. Ma lo sconforto è tanto, come si percepisce parlando con il responsabile e leggendo il messaggio inviato a parrocchiani e utenti del centro. «È con la morte nel cuore e ancora incredulo che annuncio che la sede ha cessato di esistere», ha scritto Di Francesco evidenziando come il centro abbia chiuso non per mancanza di poveri, nè per la carenza di volontari, tantomeno per la mancanza di generosità della comunità, che nel corso dell’ultimo anno ha raccolto ben 16 mila euro, oltre a derrate alimentari e vestiario. «Per 20 anni abbiamo accolto e vestito circa 400 persone al mese, senza distinzioni. Qui tutti, anche i più disperati, avevano la possibilità non solo di ricevere aiuti, ma di avere voce e di sentirsi persone», evidenzia Di Francesco, seduto nel piccolo ufficio sulla cui porta campeggia un cartello significativo “Entrare senza bussare”. Un ufficio dove per la prima volta, dopo 20 anni, venerdì Luciano non si è recato. Decisamente più possibilista il parroco don Nando Pallini che, in sinergia con il direttore della Caritas diocesana don Marco Pagniello, immagina la possibilità di dar vita a un centro interparrocchiale, senza rinunciare al ruolo svolto dai volontari della sua parrocchia. «E’ stata chiusa la nostra sede operativa, ma la Caritas parrocchiale non chiude», commenta. «Non smetteremo di fare servizio in parrocchia, come anche nella mensa e nell’emporio di Santa Filomena. Insieme alla Caritas diocesana e al Comune di Montesilvano stiamo cercando soluzioni per dare continuità al lavoro svolto finora».
Il sacerdote rivela di essere al lavoro anche creare un Centro di ascolto in parrocchia per «stanare una povertà silenziosa, timida, dignitosa. Una povertà che richiede prossimità, accompagnamento, integrazione. A tal proposito, con i miei parrocchiani abbiamo pensato a una sorta di “Banca del tempo”».

