«Sfruttata e maltrattata, ora a Pescara non ho più paura» Ecco la seconda vita di Rose

8 Marzo 2024

La 27enne nigeriana, ex vittima di tratta, racconta il suo percorso alla Caritas: «Qui ho trovato un lavoro e mi sono sposata, a luglio nascerà nostra figlia»

PESCARA. «Desidero una vita serena qui a Pescara, per me, mio marito e mia figlia». Queste le parole di Rose (nome di fantasia), giovane donna di 27 anni, nigeriana, arrivata a Pescara tre anni fa. Occhi grandi e neri, uno sguardo profondo dietro cui si intravede una sofferenza superata, ma impossibile da dimenticare. Rose, ex vittima di tratta, ha seguito un percorso di accoglienza e integrazione alla Fondazione Caritas dell’arcidiocesi di Pescara, particolarmente attiva sul fronte tratta, in qualità di ente attuatore del progetto regionale denominato “Asimmetrie”. Al momento sono sette le donne ospitate a Pescara nella struttura di riferimento per questo tipo di percorso. Due di loro hanno anche i figli. Prima di arrivare nella città abruzzese, Rose è stata anche a Milano. Preferisce non ricordare i dettagli del suo passato, quando qualcuno le aveva garantito una vita migliore, in una terra più fortunata della sua. Un viaggio duro da affrontare, con la speranza di trovare un’occupazione sicura. Peccato però che, a sua insaputa, il trasferimento in un paese lontano era solo un tranello. «Ho passato momenti molti difficili, durissimi per me», dice Rose, senza soffermarsi troppo sulle violenze psicologiche e fisiche subite. Parla italiano abbastanza bene, ma ricorre alla lingua inglese per acquisire più sicurezza. Lo sfruttamento sessuale subito preferisce non menzionarlo, perché ora è felice e cerca di pensare al presente e a quello che accadrà tra pochi mesi, a luglio, quando nascerà la sua bambina. Il nome scelto per la piccola è ricco di speranza e di gratitudine, ma non vuole rivelarlo. Un anno fa si è sposata con un connazionale, conosciuto a Pescara. «Ci amiamo ed entrambi sogniamo di trascorrere il resto della nostra vita qui», dice.
Rose ha cominciato il percorso della Caritas dedicato a chi, come lei, è stata vittima di tratta, nel febbraio 2021. Otto mesi dopo, prima di terminare il progetto di inserimento e accoglienza, ha trovato lavoro in una struttura alberghiera. Ringrazia le operatrici della Caritas per questo importante traguardo raggiunto. «Sono state molto importanti per me», confessa. «Con loro ho instaurato un rapporto di fiducia fin da subito, non mi sono mai sentita sola e sono riuscita anche ad aprirmi», confida.
Chi l’ha seguita conferma, sottolineando «la grande capacità di Rose di guardare avanti, affidandosi alle mani di chi guida il percorso e provando a integrarsi fin dal primo momento. Non solo, ha sempre avuto massimo rispetto nei confronti delle altre donne, ex vittime di tratta come lei», spiegano le operatrici. Rose ha ormai concluso il progetto alla Caritas, ma è spesso in contatto con chi l’ha guidata in questi ultimi anni. Vive in una zona abbastanza centrale della città ed è perfettamente integrata. Ogni tanto pensa ai famigliari rimasti in Nigeria, ma la sua vita ora è qui. Ha un contratto a tempo indeterminato che le consente di godersi la maternità. «Quando ho scoperto di essere incinta sono stata felicissima. Non ho più avuto paura».