Sherif: è crisi anche per noi ambulanti

14 Ottobre 2014

Senegalese laureato in Business, in Italia dal 2007: a Pescara stiamo bene, ma i guadagni sono dimezzati

PESCARA. Non deve suonare strano sentirsi dire che la crisi ha colpito anche i vu cumprà. Lo racconta Sherif, 30 anni, senegalese di Dakar arrivato in Italia nel 2007 e dal 2009 provvisto di regolare permesso di soggiorno.

«Anche se non è un lavoro che mi piace, tra il 2008 e il 2009 si guadagnava molto di più», racconta, «il giusto per vivere qui e mettere da parte i soldi da riportare in Africa. Più o meno dal 2009, invece, non ho più potuto risparmiare, nessuno compra come prima e la differenza di guadagno, tra l’anno scorso e questo, è di quasi la metà». Sherif ogni mattina parte da Pescara, dove condivide con altri connazionali un appartamento in piazza Duca degli Abruzzi, e raggiunge Montesilvano e poi Pineto. Torna a casa che ormai è notte. «Devo pagare l’affitto, la luce il gas e tutto il resto, devo mandare dei soldi in Africa ai miei genitori, e non è facile. Prima ci si riusciva, ma oggi tanti miei amici stanno cambiando lavoro».

Secondo Sherif, sta finendo l’era dei vu cumprà, un po’ per la crisi, un po’ perché non è più appannaggio dei soli senegalesi e un po’ per le prospettive che la progressiva integrazione sa proporre ad alcuni, certo non a tutti.

«L’idea con cui molti di noi iniziano a fare questo lavoro», racconta ancora , «è di mettere una certa somma da parte, 10 o 15mila euro, tornare in Africa e investire lì, aprire un’attività, avere un lavoro sicuro e guadagnare per te e per tutta la famiglia, costruendo un futuro nella propria patria, anche se a Pescara ci siamo sempre trovati bene: è la città più aperta di tutta Italia secondo me, c’è gente davvero tollerante, simpatica, che ti aiuta».

La crisi degli ultimi anni ha però cancellato molti di questi sogni secondo Sherif. «Con quello che metti in tasca, vivi a malapena tu e puoi mandare qualcosa ai parenti, nulla di più». Lui che nel suo Paese ha studiato Business marketing e oltre alla madrelingua wolof parla francese, italiano e un po’ di inglese, si dà da fare anche con altro e ultimamente ha lavorato come interprete durante l’ultimo Ironman a Pescara. «Molti di noi vanno in campagna, a fare i braccianti stagionali», racconta Sherif, «lavorano con la raccolta dell’olivo, dell’uva, si trovano bene e hanno una paga di 35-40 euro al giorno ma anche lì», conclude, «ci vuole la raccomandazione».

Giorgio D’Orazio

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