Shopping e piscina nell’orario di lavoro

19 Gennaio 2019

Scoperta infermiera assenteista: il giudice le impone sei mesi di sospensione. Il pm aveva chiesto gli arresti domiciliari

PESCARA. Il suo lavoro era soltanto quello di andare a timbrare il badge marcatempo all'ufficio: in entrata e poi all'uscita. Tra una timbratura e l'altra, invece di svolgere le mansioni di infermiera per le quali a fine mese veniva regolarmente retribuita dalla Asl di Pescara, si occupava di faccende personali: shopping, palestra, piscina, lavori domestici e passeggiate con le amiche.
LO STOP DALL’ATTIVITÀ Adesso di tempo per stare a casa ne avrà parecchio visto che il gip Nicola Colantonio, le ha applicato una misura cautelare di sospensione di sei mesi «dall'esercizio di attività lavorativa e di impiego presso amministrazioni o enti pubblici».
M.D.D., 48 anni, originaria della Svizzera e residente a Montesilvano, è finita nel mirino dei carabinieri del Nas che l'hanno seguita, fotografata, filmata per tre oltre mesi (da fine agosto 2018 a metà dicembre dello stesso anno), sentito medici e infermieri dell'ospedale civile, prima di depositare al sostituto procuratore Salvatore Campochiaro la loro relazione che il pm ha utilizzato per chiedere al giudice gli arresti domiciliari dell'infermiera con le accuse di truffa e falso: dunque un'assenteista in piena regola.
IMPULSI DELINQUENZIALI Ma il gip, considerando il fatto che la donna è incensurata e che la sua «attività delinquenziale viene esplicata esclusivamente nello svolgere l'attività lavorativa» ha ritenuto che per «frenare gli impulsi delinquenziali dell'infermiera» era sufficiente applicare la misura della sospensione da ogni attività lavorativa.
Quello che colpisce di questa inchiesta, che non è certo la prima della quale si occupano in procura (l'ultima in ordine di tempo riguarda 17 dei 21 impiegati di Provincia Ambiente), è la sfrontatezza della dipendente che, in tutti i giorni documentati in maniera estremamente precisa dagli investigatori dei Nas, non si affacciava minimamente sul suo posto di lavoro, ma dopo il badge di entrata se ne andava a fare i fatti suoi, incurante del fatto che qualcuno dei colleghi potesse notare la sua assenza. NESSUN CONTROLLO E anche questo aspetto lascia perplessi ed evidenzia un'assoluta mancanza di controllo da parte dei suoi diretti superiori. Infermiera nel reparto unità farmacologica antiblastici, deputata peraltro a un'attività importante come quella di preparare i «farmaci di costo elevato riservati ai pazienti oncologici, compresi i piccoli pazienti, sofferenti per gravi neoplasie, ricoverati al Santo Spirito di Pescara», aveva anche escogitato il sistema per ingannare i colleghi e chi avrebbe dovuto predisporre le buste paghe sulla scorta delle sue presenze in servizio.
A volte evitava la timbratura, sottoscrivendo soltanto la sua presenza nella struttura in maniera cartacea, «riproducendo la falsa firma di certificazione del direttore responsabile». Non solo, ma «in più circostanze aveva falsificato i fogli di presenza di servizio con sigle che riportavano falsi diritti a congedi per corsi di formazione o permessi retribuiti».
Che cosa faceva? Al mattino, dopo la firma di entrata, prima di andarsene, apponeva a matita la falsa sigla di qualche istituto riservato ai dipendenti come appunto la formazione, poi, quando tornava per timbrare l'uscita, cancellava quella sigla. Ma i carabinieri, ad ogni sua uscita, fotografavano il foglio prima e dopo. E che cosa faceva tutto il giorno? Tornava a casa a Montesilvano, aspettava lo scuolabus che andava a prendere la figlia e poi decideva come passare il tempo. A volte con un'amica si recava al Centro commerciale Universo a Silvi, faceva la spesa, andava nella piscina dello stesso Centro.
LE CHIACCHIERE CON LA VICINA Oppure con una vicina di casa andava al supermercato Lidl o, vestita con la tuta, si recava in un negozio di abbigliamento di viale Europa a fare acquisti e di seguito in una macelleria di Montesilvano e in un ristorante per acquisti da asporto, per poi tornare a casa, stendere i panni, colloquiare al balcone con un'altra vicina e attendere lo scuolabus di ritorno con la figlia.
L’USCITA IN PARROCCHIA Quando il turno di lavoro terminava anche nel pomeriggio, prima di andare a timbrare l'uscita si recava in parrocchia con i suoi due figli e vi restava per circa un'ora. Tutto documentato dai carabinieri del Nas. Soltanto dopo saliva in auto, da sola o accompagnata dal marito, e tornava in ospedale a timbrare l'uscita.
«Soggetto avvezzo», scrive il gip, «alla commissione di condotte illecite che non hanno connotazione occasionali, ma costituiscono espressione di una analitica e approfondita programmazione... senza soluzione di continuità, riuscendo così a percepite ingiusti compensi in danno di un ente pubblico per attività lavorative mai svolte. Emerge che la prevenuta non aveva remora di falsificare perfino la firma del direttore della struttura, così dimostrando una spiccata propensione alla immutazione del vero e al raggiro».