Si ammala di tumore e i colleghi gli donano una giornata di ferie

15 Ottobre 2014

Picciano, la storia di un operaio della Savini Arredobagno Antonio Caiazzo ora può affrontare le spese per curarsi

PICCIANO. È una storia toccante, di solidarietà e altruismo, quella che sta accompagnando la malattia di Antonio Caiazzo, originario di Napoli ma residente da venti anni a Picciano. Per 15 anni ha lavorato come verniciatore alla Savini Arredobagno di Castilenti e nel momento in cui ha saputo di doversi necessariamente fermare per gravi motivi di salute ha scoperto che in quell’azienda non ci sono solo i suoi colleghi e il suo datore di lavoro ma una grande famiglia, che lo sostiene in un momento davvero difficile, per lui e per i suoi cari.

Per consentirgli di sopportare il carico delle spese mediche, decisamente oneroso, i dipendenti della Savini Arredobagno gli hanno donato una giornata di ferie (ogni mese ognuno di loro ne matura 2,5) e gli hanno fatto arrivare una somma di denaro, sapendo che può averne bisogno, considerato che si sposta tra Bologna e Milano. In questo modo è più semplice, per lui, affrontare un periodo duro, che si è presentato assolutamente in salita non solo per le conseguenze di un intervento chirurgico ma anche dal punto di vista economico. E la sua famiglia rischiava di andare assolutamente in crisi, dovendo fronteggiare delle spese assolutamente impreviste e onerose.

A ricostruire gli ultimi mesi della sua vita è proprio lui, l’operaio di Picciano, che ci tiene a ringraziare tutti coloro che lo stanno affiancando.

«Purtroppo» racconta Caiazzo «a febbraio ho scoperto di avere un tumore che, seppur benigno, mi ha impedito di svolgere una vita normale. Oltre a essere sostenuto dalla mia famiglia, cioè da mia moglie Monica e dai miei figli, Mario e Carmen, di 16 e 10 anni, ho ricevuto dei piccoli e grandi gesti di solidarietà da parte dei miei colleghi, che non mi hanno mai lasciato solo in questo percorso difficile, purtroppo non ancora concluso. Un percorso fatto di tante visite mediche, interminabili ore di attesa per avere dei responsi, mai positivi, e poi l’intervento chirurgico, che è risultato vano perché forse ne servirà un altro e attendo una risposta lunedì, a tal proposito».

«A tutt’oggi» continua, «il mio caso non è risolto, ho una serie di altri problemi di salute, ed è probabile che mi attenda una seconda operazione chirurugica. Il supporto umano di tutti i miei colleghi, del nostro titolare Alfredo Savini, e della consulente aziendale, mi rendono più dolce questa difficile prova anche perché, oltre a ricevere molto affetto, ho avuto un dono straordinario. Ciascun dipendente ha rinunciato a una giornata delle proprie ferie per evitare che il mio stipendio si abbassasse del 50 oper cento, come prevede la legge dopo sei mesi di malattia. Questi gesti di amore fraterno non sempre emergono pubblicamente ma fanno la differenza per chi, come me, vive un forte disagio dovuto a patologie invalidanti. Ringrazio tutti, attraverso Il Centro, e mi auguro che il Parlamento si attivi al più presto per approvare una legge che consenta ai lavoratori di poter donare le proprie ferie a un collega in difficoltà».

Le prove non sono finite per Antonio Caiazzo, perché ci sono altri controlli da superare e altri viaggi da affrontare per motivi da salute. L’ultimo ieri, a Napoli, per degli accertamenti. Ma non essere solo lo conforta parecchio.

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