Si appropriò dei soldi dei clienti Via i beni a ex direttore delle Poste

L’ex responsabile dell’ufficio di Vallemare di Cepagatti avrebbe tentato di “salvare” almeno l’auto Ma dopo aver venduto il mezzo alla moglie per 10mila euro è stato scoperto ancora dalla Finanza
PESCARA. Scatta un nuovo sequestro di beni per l’ex direttore dell’ufficio postale di Vallemare di Cepagatti, Alessandro Iannetti, di Rosciano. La Finanza lo avrebbe “pizzicato” dopo che aveva appena venduto la propria auto, eludendo così il sequestro iniziale di beni che era del novembre 2018. Il procedimento per peculato a carico di Iannetti, difeso dall’avvocato Dante Angiolelli, è attualmente nella fase preliminare davanti al gup che non ha ancora definito la sua posizione per una serie di rinvii, e probabilmente anche la prossima udienza verrà rinviata in quanto c’è un altro procedimento parallelo (sempre per peculato) che si trova nelle mani di un altro gup, per cui i due procedimenti dovranno essere riuniti. I finanzieri del Nucleo Economico-finanziario diretti dal colonnello Luca Lauro e coordinati dal sostituto Salvatore Campochiaro, hanno dunque bloccato il tentativo dell’imputato di sottrarre alla confisca un suo bene. Sembra infatti che Iannetti abbia venduto la propria auto, acquistata un paio di anni fa, alla moglie, per 10mila euro. Gli investigatori si sarebbero accorti di questo passaggio quando sono andati negli uffici del Pra di Pescara per sequestrare quella stessa autovettura. Gli elementi raccolti sarebbero stati sufficienti per chiedere un altro sequestro preventivo dell’auto, sul presupposto che di fatto quella vendita fosse stata “strumentalmente simulata”.
Secondo la procura il mezzo sarebbe rimasto comunque sempre nella disponibilità dell’imputato e la vendita ritenuta fittizia, sarebbe stata posta in essere con l’unico fine di evitare il provvedimento di sequestro. «Considerato che non vi è prova», scrive il gip Nicola Colantonio che ha firmato il sequestro dell’autovettura, «del pagamento del prezzo pattuito, né vi è traccia alcuna di movimentazioni finanziarie inerenti la vendita del bene riconducibile ai coniugi e che, pertanto, il predetto trasferimento, per il tempo e le modalità con cui è stato realizzato, nonché il rapporto coniugale tra i soggetti coinvolti, può considerarsi meramente fittizio e simulato, posto in essere al solo fine di impedire l’individuazione e l’ablazione di beni comunque riconducibili all’indagato…», per questi e altri motivi il giudice ha accolto la richiesta della procura e firmato il sequestro.
Il caso di Iannetti esplose alla fine dell’estate dello scorso anno quando una delle parti offese (8 clienti residenti tra Cepagatti, Lettomanoppello e Loreto, oltre alle stesse Poste) depositò la denuncia che fece scattare l’inchiesta. Stando all’accusa, nel periodo tra il 2015 e il 2018, l’ex direttore si sarebbe appropriato indebitamente di denaro sottratto ai correntisti postali per circa 340 mila euro. Un primo sequestro per equivalente venne adottato per la somma di 62 mila euro alla quale si dovrà ora aggiungere quella del valore dell’autovettura. Nella sua denuncia un pensionato di 82 anni di Cepagatti raccontò tutto ai carabinieri. «Mi faceva firmare delle ricevute», disse, «e mi diceva di stare tranquillo perché i miei risparmi erano al sicuro e grazie a lui avrebbero fruttato di più». E quando lo andava a trovare, magari dopo una telefonata dell’ex direttore che voleva fargli investire di più in buoni fruttiferi, il malcapitato gli portava anche il caffè. Fino a quando non lo trovò più in ufficio e gli venne detto che quelle ricevute che aveva in mano erano carta straccia.
Iannetti avrebbe già risarcito 46 mila euro alle Poste dopo una raccolta di fondi tra amici e parenti. Una cifra irrisoria rispetto a quella che diede origine al primo sequestro di 62 mila euro, per arrivare a coprire l’intero importo confiscabile pari a circa 340 mila euro. Questa sarebbe la somma sottratta agli otto clienti: qualcuno vide sparire dal suo conto 2.000 euro, qualche altro molto di più. È il caso di una coppia che avrebbe perso 56 mila euro, mentre due fratelli addirittura 152 mila euro. Soldi mai recuperati, visto che i finanzieri trovarono sul conto dell’imputato solo 181 euro.
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