Si apre l’era Gentiloni «Azione di continuità»
Il neo-presidente del Consiglio si presenta oggi alla Camera per la fiducia Verdini e i suoi restano fuori dalla squadra: «Niente incarichi, noi ci sfiliamo»
ROMA. Nasce il governo Gentiloni. Dopo un rapido giro di consultazioni, il presidente del consiglio incaricato è salito al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare al capo dello Stato la lista dei ministri, che hanno giurato poco dopo le 20. Poi, a palazzo Chigi è andato in scena il tradizionale passaggio della campanella tra Renzi e Gentiloni. Passaggio che questa volta è avvenuto alla presenza di Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del consiglio. Quello appena nato non è un Renzi-bis ma quasi. «Come si può vedere dalla sua composizione, il governo proseguirà nell’azione di innovazione dell’esecutivo Renzi».
È con questa promessa che Paolo Gentiloni inizia il suo mandato. Un mandato cominciato ieri sera con il giuramento dei ministri mentre oggi e domani ci sarà il voto di fiducia in Parlamento. Una marcia a tappe forzate che consentirà all’ex capo della Farnesina di partecipare già giovedì al Consiglio europeo nel pieno dei suoi poteri. Tra i dossier urgenti sul tavolo del nuovo governo, oltre alla legge elettorale, anche la decisione sul decreto per Mps e le banche e le iniziative per sostenere i cittadini delle Regioni colpite dal terremoto.
«Il governo come si vede dalla sua struttura proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal governo Renzi e nel contempo si adopererà per facilitare il lavoro delle diverse forze parlamentari volto ad individuare nuove regole per la legge elettorale» spiega Gentiloni, prima di prestare giuramento. Ma sulla formazione del governo incombe la posizione dei verdiniani che minacciano il No alla fiducia «senza rappresentanza Ala-Sc». «Non voteremo la fiducia a un governo intenzionato a mantenere uno status quo», dicono in una nota Denis Verdini e Enrico Zanetti. «Il governo - aggiungono - deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio». E ancora: «Preferiamo l’originale alla fotocopia. Ala-Sc ha avanzato contenuti e programmi: su questi chiediamo ascolto. Così da noi nessuna fiducia». Ha precisato il capogruppo Saverio Romano. Il governo appena nato rischierà a palazzo Madama? Sulla carta il governo Gentiloni può contare in Senato su una forbice che va da un minimo di 160 voti a un massimo di oltre 170. Quindi il gruppo di Verdini - in tutto 18 - non risulta, secondo il pallottoliere, determinante perché il nuovo governo a Palazzo Madama possa andare sotto nel voto di fiducia. Ma il condizionale è d’obbligo perché su molti provvedimenti l’esecutivo potrà muoversi esclusivamente nel perimetro della maggioranza che lo sostiene. L’aiuto dei verdiniani, insomma, non ci sarà più. E la conferma arriva da Enrico Zanetti. Il viceministro dell’Economia ha infatti annunciato che lascerà il Mef mentrre gli esponenti di Ala e Scelta Civica fanno sapere che «non accetteranno altri posti nel governo».
Quel che è certo è che adesso diventa determinante l’appoggio che potranno offrire al governo gli esponenti della minoranza dem, gli stessi che hanno imposto a Gentiloni lo stop ai verdiniani. «La stabilità la garantiamo perché siamo responsabili. Ma sui provvedimenti ci devono convincere» avverte Pier Luigi Bersani. Non teme brutte sorprese il capogruppo dei senatori del Pd, Luigi Zanda: «Il nuovo governo si presenterà alle camere per avere la fiducia. Dopo averla ricevuta alla Camera dei deputati, la otterrà certamente e senza incertezze anche al Senato». Dipenderà da quel che oggi Gentiloni dirà nel suo discorso programmatico.
Ieri, comunque, i ministri, quelli nuovi e quelli riconfermati, hanno manifestato l’intenzione di mettersi immediatamente al lavoro. E già ieri sera si è riunito «Partiremo dalla sentenza della Consulta» così il neo ministro dei Rapporti con il parlamento, Anna Finocchiaro, ha risposto a chi le chiedeva da dove inizierà l’iter per la riforma della legge elettorale. Il ministro ha sottolineato che le riforme «saranno competenza del Parlamento». Ieri a parlare è stato anche Angelino Alfano che è passato dagli Interni agli Esteri: «Affrontiamo un momento particolare e delicato, questo è un governo che nasce con obiettivi chiari senza libro dei sogni» dice Alfano, che traccia un bilancio positivo e invita, sulla legge elettorale, a non aspettare i tempi della Corte Costituzionale: «Noi non siamo per fare melina e pensiamo che i gruppi parlamentari possono iniziare a lavorare senza dover aspettare la Consulta».
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